Il Tirreno

Livorno

E Lamberti torna a braccetto con Cosimi

Alessandro Guarducci
E Lamberti torna a braccetto con Cosimi

«La maggioranza ha aperto al referendum e il sindaco è stato coraggioso su Piccini»

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LIVORNO. Scoppia la pace tra Alessandro Cosimi e Gianfranco Lamberti, dopo che l'ex sindaco (oggi consigliere della lista civica Confronto) si è astenuto sulla manovra di riequilibrio di bilancio presentata dalla giunta. Ma dopo anni di reciproche critiche, alcune pesantissime, cos'è cambiato tra i due protagonisti della vita politica livornese? Lamberti, andiamo subito al sodo: perché ha deciso di astenersi? «L'ho fatto come segno di condivisione di buona parte delle scelte compiute dall'amministrazione a proposito del referendum sull'ospedale».  E cioé? «Il sindaco Cosimi ha raccolto gran parte dei miei suggerimenti, a cominciare dalla questione del voto ai sedicenni. Ho sempre sostenuto questa ipotesi: a mio giudizio, infatti, più ampia è la partecipazione e meglio è. Sono un uomo di sinistra e sono contrario a qualsiasi discriminazioni di età e di razza, e poi quando raccoglievamo le firme per il referendum ci siamo rivolti anche ai sedicenni. Non posso certo cambiare idea ora per il solo fatto che ciò determinerà un innalzamento del quorum».  Ma la questione del voto ai sedicenni era scontata o quasi. «Vero. Ma c'è stato anche un un grande risultato: nella conferenza dei capigruppo, il sindaco si è impegnato a portare all'attenzione del consiglio comunale il risultato del referendum anche nel caso in cui il quorum non venga raggiunto. E' un'apertura politica rilevante: se a votare dovessero andare 50mila livornesi il quorum non sarà raggiunto, ma nel caso in cui ci fosse una netta maggioranza dei sì credo che sarebbe impossibile non tenerne conto».  Però i due provvedimenti su cui lei si è astenuto riguardavano la politica economica dell'amministrazione nel suo complesso, non solo il referendum sull'ospedale... «Nel merito ci sono molte cose che non condivido, però devo anche ammettere che il clima politico è cambiato. Per esempio, il sindaco e la maggioranza non si sono chiusi a riccio nei confronti dei referendari, mentre fino a poco tempo fa li consideravano solo dei nemici: è questo che mi ha spinto ad astenermi».  Insomma, tra lei e il sindaco sembra essere tornata l'armonia. Le accuse che le aveva rivolto, come quella di aver portato il Comune "sull'orlo del fallimento", sono ormai dimenticate? «Diciamo che il tiro è stato aggiustato da entrambe le parti. La campagna elettorale è ormai passata da tempo e dopo un confronto anche molto aspro c'è stata una vicenda che ha inciso positivamente sui nostri rapporti, soprattutto perché riguardava un fatto importante per lo sviluppo della città: il futuro del porto. Da allora si è aperta una nuova fase politica: guardo più alle cose che ci uniscono che a quelle che ci dividono».  Si riferisce alla decisione di Cosimi di ricandidare Piccini alla presidenza dell'Autorità Portuale? «Sì. Su questo punto Cosimi ha tenuto una posizione istituzionalmente corretta e coraggiosa. Si è assunto delle responsabilità: è un dato di fatto che nessuno può disconoscere. Ma c'è un'altra cosa: il sindaco Cosimi non ha sottovalutato la vicenda del parcheggio in porto ma ha rivendicato la trasparenza di quel periodo storico e ha preso l'impegno di discuterne in consiglio comunale».  Si dice che lei sia stato il regista dell'operazione Piccini e che tutto sia nato da un pranzo da Oscar con il sindaco Cosimi. «Il pranzo c'è stato, è vero. Ma è stato Cosimi ad andare in consiglio comunale a esprimere un giudizio positivo sull'operato di Piccini. Era quello che mi aspettavo. E a me, che ho buoni rapporti con Matteoli, premeva soprattutto far capire che non esistevano dubbi sul rinnovo del presidente dell'Authority».  Dopo la candidatura alternativa della Camera di commercio, è sempre convinto che la spunterà Piccini? «Sì. Io ho tre punti di riferimento. Il primo è il sindaco, che su questa vicenda è stato chiarissimo. Il secondo è il presidente Enrico Rossi, che nel suo intervento alla festa del Pd ha valorizzato il lavoro del sindaco e la continuità in quello del porto. Il terzo è il ministro Matteoli, che non credo sia in cerca di baruffe: anzi, mi pare disposto ad aprire un tavolo con il presidente della Regione per trovare un punto di caduta positivo per Livorno».  Lei mostra grande interesse per le vicende portuali. Allora è vero quel che si dice in giro, che sarà il prossimo presidente della Porto 2000. «Solo chiacchiere. Io non ho chiesto nulla e neppure mi è stato offerto qualcosa. In questo nuovo clima politico, cerco solo di rendermi utile alla città. E lo sviluppo di Livorno passa più dal porto che dalla localizzazione del nuovo ospedale».  E con il Pd i rapporti come sono? «È tornato ad esserci reciproco rispetto e mi fa molto piacere notare che i consiglieri democratici mostrino una particolare attenzione alla mia attività».  Questo riavvicinamento potrebbe portare a un suo ingresso nel Pd? «Non lo so. Il partito sta attraversando un periodo molto tormentato. Se il Pd è quello delle zuffe, non ho alcun interesse. Se invece è quello di Rossi e Cosimi, da parte mia ci sarà un dialogo privilegiato».

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