Il Tirreno

Livorno

«Inalfa: pronti a tutto anche a bloccare lo stabilimento»

I sindacalisti all’uscita dell’Inalfa dopo l’assemblea di ieri
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I sindacalisti all’uscita dell’Inalfa dopo l’assemblea di ieri

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 LIVORNO. «Se l'azienda non verrà a confrontarsi e presto con il sindacato e le istituzioni bloccheremo tutto: dallo stabilimento di Livorno non uscirà più nemmeno un bullone».  Parole dure, quelle dei sindacalisti, Enrico Pedini, Fiom Cgil, Sergio Fondi, Fim Cisl e Federico Mambrini, Uilm, all'assemblea dell'Inalfa di ieri mattina, il giorno dopo l'annuncio della chiusura dello stabilimento che costruisce tetti apribili per i tir e la perdita di 100 posti di lavoro, tra diretti e indotto. Parole che annunciano una vertenza che, come dicono i sindacalisti, sarà lunga e soprattutto difficile: «Non voglio illudervi - ammonisce i lavoratori Pedini - non c'è cassa integrazione per la chiusura di aziende che la hanno già utilizzata per crisi esterne, e in giro di lavoro non se ne trova. Ma dobbiamo lo stesso cercare di fare qualcosa per cambiare questa situazione, arrivando anche a bloccare lo stabilimento, se necessario. Io non sono disposto a firmare accordi spazzatura sul licenziamento della gente».  Parole dure, come quelle di Fondi che rimprovera all'Inalfa di essere venuta sul territorio, «aver fatto i suoi comodi, usufruendo di aiuti e facilitazioni, di aver guadaganto e bene e adesso se ne vuole andare così, con un gesto assolutamente unilaterale». E anche Mambrini ammonisce: «Attenti a non far calare la tenmsione, non adagiamoci dulle possibilità di eventuali ammortizzatori sociali: dobbiamo farci sentire, ora ed in seguito».  Una tensione che, dopo il gelo alle prime parole dei sindacalisti, si alza nella sala mensa Inalfa, tra i maglioni azzurri degli operai dello stabilimento di via Grotta delle Fate. Si chiede cosa fare, come si può continuare a lavorare dopo una notizia simile, in tutti c'è la voglia di fare qualcosa, qualsiasi cosa, ma non subire supinamente la chiusura dell'impianto. Una chiusura che anche i sindacati non vogliono accettare: «Se non cambia qualcosa - ammonisce Pedini - il territorio sarà deindustrializzato: non date retta a chi dice che si fa economia con servizi e turismo, se non si producono beni va tutto in malora».  E i sindacalisti lanciano una stoccata al governo, che non fa nulla per bloccare questa corsa a rubarsi il lavoro all'interno della Ue, ma anche con gli enti locali, «i cui tempi politici non sono regolati con quelli dell'economia», e che - si accusa - «stanno lasciando soli i sindacati ad affrontare queste situazioni». Ma la prima mossa per cercare di bloccare la chiusura sarà proprio di coordinarsi con gli enti locali: «La prossima settimana - annunciano i sindacalisti - faremo un'assemblea aperta in fabbrica e poi vogliamo incontrare i vertici dell'azienda».

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di Redazione web