Il Tirreno

Livorno

Il questore premia 44 agenti: la famiglia esempio di legalità

Lara Loreti
Il vescovo Giusti e un agente accanto, l’assemblea in chiesa
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Il vescovo Giusti e un agente accanto, l’assemblea in chiesa

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 LIVORNO. Gli angeli custodi esistono e sono presenti non solo nell'infanzia, ma ci seguono tutta la vita. Ne è un esempio san Michele arcangelo che veglia sulla polizia di Stato. Lo ha detto ieri mattina il vescovo Simone Giusti, che ha celebrato insieme al cappellano della questura la messa di San Michele, protettore della polizia. La celebrazione s'è svolta nella chiesa della Madonna, nell'omonima via.  Una festa molto sentita e un'occasione speciale in cui, per volontà del questore, Bruno D'Agostino, nei locali adiacenti alla chiesa sono stati premiati 44 agenti della questura di Livorno, dei commissariati di Piombino e Rosignano, della polmare e polstrada.  Quest'anno, per la quinta edizione consecutiva, la festa di San Michele è coincisa con il Family day. Ed è in quest'ottica che il questore D'Agostino ha voluto far coincidere questa giornata con le premiazioni dei poliziotti che si sono particolarmente distinti nello svolgimento del proprio lavoro. «Ho voluto dare solennità alle premiazioni per ringraziare il personale per l'impegno e la professionalità - ha detto il numero uno della questura - Voglio sottolineare soprattutto l'importanza della famiglia non solo in generale nella nostra società, ma soprattutto in relazione al mestiere del poliziotto, che non è facile». Il questore ha sottolineato anche l'importanza della famiglia come esempio di legalità: «La famiglia deve essere la punta di diamante quale piccolo nucleo di legalità, parte attiva nel percorso di poliziotto».  Ha scelto la storia di Santa Gemma monsignor Giusti per parlare all'assemblea dei poliziotti presenti ieri mattina nella chiesa della Madonna. La Santa lucchese, nata nel 1878 a Borgo Nuovo di Camigliano e morta nel 1903 per una grave malattia, è passata alla storia come amica dell'angelo custode.  «Gemma vedeva il suo angelo, ci parlava e a lui affidava di consegnare le sue lettere dirette al padre spirituale, che stava a Roma», ha detto monsignor Giusti. La Santa aveva un rapporto speciale con il suo angelo, che spesso le appariva con le ali spiegate e le faceva da ambasciatore. Un rapporto attestato e che ha conferito la santità alla giovane lucchese dalle virtù soprannaturali.

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