Gioco
Disabilità: quei perché di mia figlia che ancora non trovano risposta
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Mi dispiace dover tornare a discutere dei problemi dei portatori di handicap. Sono in difficoltà perché non riesco a trovare una risposta alle domande di mia figlia: perché lì non possiamo entrare? Perchè in quella palestra non posso fare lezione di Hip Pop? Perché lasciamo la macchina così lontana per andare a scuola? Perché ci sono tutte queste "cacche" di cane sul marciapiede? Perché alla Rotonda non riesci a passare tra i motorini parcheggiati tra i pioli? Perché al battesimo di Alessandro ti hanno preso in collo per entrare in chiesa? Perché qui ci vanno le biciclette mentre te devi stare sui sassi (lungomare)? Ha 9 anni e tra i perché dei bambini a questi perché non so rispondere e vorrei che fosse il nostro sindaco o l'assessore a ricevere mia figlia e darle una spiegazione senza dire "perchè tuo padre è in carrozzina". Una semplice ed elementare questione di barriere architettoniche. Ho cercato di risponderle; le ho detto che molto tempo fa l'assessore in carica Picchi aveva avviato un importante studio chiamato PeBa in collaborazione con associazioni di volontariato, enti pubblici come l'Atl e l'ufficio tecnico del Comune di Livorno aveva messo a verbale (o almeno la segretaria aveva scritto qualcosa) che le Dia sarebbero state divise in due categorie e che quelle che riguardavano i luoghi di interesse pubblico e/o esercizi pubblici sarebbero state tutte controllate e che sarebbe terminato l'effetto emarginazione. «Basta babbo, tanto non ci capisco niente!» mi dice, «A chi lo dici», le rispondo, sono 25 anni che cerco di capire e ho 50 anni e ancora cacche e scalini mi lasciano fuori dal mondo; mi dispiace moltissimo se gli altri genitori possono fare più cose di me. Fabrizio Torsi Presidente associazione Paraplegici Livorno
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