Italia
Inalfa va in Slovacchia, cento senza lavoro
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Operai al lavoro dentro lo stabilimento Inalfa alla ex Spica La multinazionale ha deciso di trasferire la produzione di tetti apribili
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LIVORNO. Un altro macigno sull'occupazione livornese: chiude l'Inalfa, l'azienda di via Grotta delle Fate che produce tetti apribili per autocarri, produzione che verrà spostata in Slovacchia. Questa delocalizzazione, che sarà completata nel prossimo anno, costerà il posto a un centinaio di persone. Oggi assemblea dei dipendenti e il sindacato ha chiesto l'intervento di Regione e degli altri enti locali. La notizia della chiusura è arrivata ieri e alla fine non era completamente inaspettata: «Abbiamo stretto diversi accordi con aziende che operano sul territorio - spiega Enrico Pedini, segretario Fiom-Cgil - ma con l'Inalfa non si era riusciti ad avere nessuna forma di garanzia che sarebbe rimasta nella nostra zona». Così i rappresentanti sindacali dell'azienda che ha sede nei capannoni dell'ex Spica, sono stati avvisati che la multinazionale olandese cui fa capo lo stabilimento aveva deciso la chiusura dell'impianto per trasferire la produzione in Slovacchia. La fabbrica livornese chiuderà i battenti nel febbraio del 2011. Una nota della Confindustria, pur non parlando del trasferimento in Slovacchia, ricorda la grave recessione del mercato dei mezzi pesanti e «che non si vedono segnali di recupero», cosa per cui il Cda Inalfa ha concluso «che non esistono le condizioni per il prosieguo dell'attività presso lo stabilimento italiano», mentre si dovrà concentrare la produzione «per massimizzarla e ridurre il costo industriale». «Noi non riteniamo affatto valide queste giustificazioni - ha accusato Pedini - i tetti apribili costruiti all'Inalfa sono montati su mezzi molto costosi, e il prezzo di questo accessorio influisce in modo relativo. Oltretutto lo stabilimento livornese non aveva problemi né di numeri che di qualità produttiva». Il segretario Fiom Cgil pone l'accento sul fatto che i dipendenti Inalfa come quelli dell'indotto siano persone relativamente giovani, e che si troveranno ad affontare la drammatica circostanza della pedita del posto di lavoro senza poter contare su ammortizzatori sociali, a parte la mobilità. E su questo versante il sindacato non si sente affatto rassicurato dalle parole dell'Inalfa che, dicendosi consapevole dell'impatto sociale che avrà la chiusura, annuncia che «farà del suo meglio per attenuarne le conseguenze». «Proprio per questo - sottolinea Pedini - abbiamo deciso di chiedere l'immediato intervento della Regione, con cui abbiamo sottoscritto un protocollo di intesa sui problemi della componentistica auto. Ci attendiamo che sia la Regione, che col presidente Rossi ha dimostrato di aver a cuore questi problemi, che gli altri enti locali facciano qualcosa per far recedere l'azienda dalla chiusura dello stabilimento». E oggi alle 10,30 è in programma l'assemblea dei dipendenti Inalfa, vertenza che diventa di estrema attualità anche in vista dello sciopero indetto per venerdì dalla Fiom-Cgil, che prevede, intorno alle 10,30, anche un presidio sotto la Confindustria in via Roma.
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