Il Tirreno

Livorno

I musicisti sfrattati scrivono al Comune «Subito un incontro»

Dario Serpan
Uno dei gruppi che prova nei fondi al mercato
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Uno dei gruppi che prova nei fondi al mercato

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 LIVORNO. Si spengono microfoni, strumenti e amplificatori, ma dai fondi di via del Cardinale si accende la protesta dei musicisti livornesi costretti a non poter più suonare nelle stanze sotterranee della ex fabbrica del ghiaccio, perché "tutti i gruppi sono adesso senza una sala dove poter provare", come recita la lettera da loro consegnata ieri in Comune.  È il primo passo pratico sbocciato da una riunione svolta dai musicisti coinvolti nella vicenda nel corridoio che introduce alle 16 stanze dove per quasi 20 anni i gruppi livornesi hanno creato musica.  «Circa l'80% della produzione musicale livornese è uscita da questi fondi - dicono i musicisti - ma ora non abbiamo altra scelta che andarcene e lo faremo entro questa settimana». Con la fine del mese scade l'affitto e nessuno ha intenzione di pagare un altro mese a vuoto, dato che la proprietà ha chiarito che l'uso delle stanze è concesso solo a uso magazzino.  Se ne va così un pezzo di storia nel cuore di una città che si farà ancora più dormiente, in nome della invocata quiete notturna. Ma il silenzio non trova ancora dimora nelle cantine, dove ogni sera i musicisti si ritrovano per decidere azioni di protesta contro lo sfratto subito. Iniziative come la jam session di venerdì scorso si ripeteranno, ma intanto si parte da una lettera indirizzata al Comune.  «I fondi in via del Cardinale - si legge nel testo del documento - dopo circa vent'anni, non possono più essere utilizzati come tali, ma le motivazioni rimangono a nostro avviso poco chiare e convincenti. Ci sentiamo offesi e raggirati - continua la lettera dei musicisti - soprattutto alla luce del ricordo di quello che il sindaco Cosimi promise durante le ultime due campagne elettorali, ovvero che i musicisti e la musica livornese sarebbero stati valorizzati anche attraverso la creazione di nuovi spazi e realtà culturali che non hanno mai visto la luce».  Con questa lettera i musicisti livornesi chiedono un incontro con l'amministrazione per trovare una soluzione, ma intanto l'interesse sulla questione cresce e il presidente dell'Arci Livorno Marco Solimano è intervenuto così sull'argomento: «Esprimiamo la nostra piena solidarietà a queste persone che altro non cercano che spazi in cui esprimere la propria creatività e crescere professionalmente come musicisti. Riteniamo fondamentale che certe tematiche debbano essere affrontate nell'ambito di una complessiva prospettiva culturale, e non esclusivamente in termini di eventuale disturbo della quiete pubblica. Pur essendo consapevoli che l'origine di questo dibattito risiede in un contenzioso tra privati - sostiene Solimano - è decisivo che la politica si adoperi perché i bisogni di questa importante parte della popolazione giovanile siano maggiormente rappresentati; riteniamo perciò necessario che le forze di centro-sinistra che governano la città si confrontino presto e a fondo su questi temi».  In soccorso dei gruppi sfrattati si presenta anche Damiano Ciardelli, gestore del Circolo Acli di Stagno: «Nel nostro Circolo - dice Ciardelli - ci sono due stanze e un piccolo teatro dove i ragazzi potrebbero suonare, perciò gli invito a incontrarci per trovare insieme una soluzione».

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