Gioco
Taglieggiati per adottare una bimba, l'odissea di una coppia in Ucraina
Luciano De Majo
Dalla gioia per l'adozione allo sconforto di dover rintuzzare uno, cinque, dieci tentativi di piccole e grandi estorsioni.
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LIVORNO. Dalla gioia per l'adozione allo sconforto di dover rintuzzare uno, cinque, dieci tentativi di piccole e grandi estorsioni. E' una storia vissuta sul filo fra Livorno e Kiev, quella raccontata da Paolo e Patrizia, che finalmente la loro bambina l'hanno portata a casa.
Ed è per dare un suggerimento a tutti coloro che vogliono adottare che alzano il velo del pudore sulla loro vicenda: «Se vi chiedono soldi non cedete e affidatevi a chi può tutelarvi. Noi abbiamo avuto un aiuto importantissimo dallo sportello per l'adozione della Provincia, che ci è sempre stato vicino: abbiamo inviato tanti messaggi di posta elettronica quando eravamo in difficoltà, ricevendo risposte preziosissime, che spesso ci hanno consentito di risolvere i nostri problemi».
Paolo e Patrizia non sono partiti per l'Ucraina alla ricerca di un bambino qualsiasi. La loro figlia l'avevano conosciuta sei-sette anni fa, durante un soggiorno estivo di un gruppo di orfani di Kiev e ogni anno l'avevano ospitata a casa loro. Poi hanno deciso di adottarla e, come impone la legge, una volta ottenuta l'idoneità all'adozione dal tribunale dei minorenni, hanno affidato l'incarico a un ente autorizzato dalla presidenza del Consiglio dei ministri per quella che si definisce "adozione nominativa".
Ed è proprio con quest'ente che sono sorti i problemi maggiori.
«I referenti ucraini della nostra associazione - spiega Patrizia - anziché seguirci e assisterci nel nostro percorso, a cominciare dal rapporto con la magistratura ucraina, spesso ci hanno lasciati soli, arrivando a farci richieste assurde». «Avrebbero voluto che pagassimo 900 euro per comprare qualcosa all'orfanotrofio dove viveva la nostra bambina - aggiunge Paolo - ma quando abbiamo chiesto ulteriori dettagli sull'oggetto, improvvisamente questa richiesta è sfumata. Non è stata l'unica, però: per poter avere il passaporto della bambina, hanno detto che servivano 500 euro. In realtà, è bastato che noi andassimo in questura a fare le pratiche per conto nostro e ne abbiamo spesi appena 18. Crediamo che sia stato un comportamento scorretto. E quello che ci addolora di più è che a rendersene protagonisti siano stati i rappresentanti della nostra associazione, che erano lì per aiutarci».
Il rischio, insomma, per chi decide di portare avanti un progetto adottivo in paesi a rischio di alta corruzione, come l'Ucraina, è finire intrappolati in un meccanismo di piccole estorsioni (che poi tanto piccole non sono) e di truffe, nelle quali incorrono molte coppie. «Ne abbiamo conosciute tante - dicono ancora i coniugi livornesi - e abbiamo ascoltato da loro racconti talvolta davvero raccapriccianti. Comprendiamo che lo stato d'animo di chi è lontano dal proprio paese per adottare è particolare. Ma è importante che questo modo di fare venga sconfitto. Adottare è un'esperienza straordinaria per tutti e chi lo fa non deve sopportare questo tipo di soprusi».
Ed è per dare un suggerimento a tutti coloro che vogliono adottare che alzano il velo del pudore sulla loro vicenda: «Se vi chiedono soldi non cedete e affidatevi a chi può tutelarvi. Noi abbiamo avuto un aiuto importantissimo dallo sportello per l'adozione della Provincia, che ci è sempre stato vicino: abbiamo inviato tanti messaggi di posta elettronica quando eravamo in difficoltà, ricevendo risposte preziosissime, che spesso ci hanno consentito di risolvere i nostri problemi».
Paolo e Patrizia non sono partiti per l'Ucraina alla ricerca di un bambino qualsiasi. La loro figlia l'avevano conosciuta sei-sette anni fa, durante un soggiorno estivo di un gruppo di orfani di Kiev e ogni anno l'avevano ospitata a casa loro. Poi hanno deciso di adottarla e, come impone la legge, una volta ottenuta l'idoneità all'adozione dal tribunale dei minorenni, hanno affidato l'incarico a un ente autorizzato dalla presidenza del Consiglio dei ministri per quella che si definisce "adozione nominativa".
Ed è proprio con quest'ente che sono sorti i problemi maggiori.
«I referenti ucraini della nostra associazione - spiega Patrizia - anziché seguirci e assisterci nel nostro percorso, a cominciare dal rapporto con la magistratura ucraina, spesso ci hanno lasciati soli, arrivando a farci richieste assurde». «Avrebbero voluto che pagassimo 900 euro per comprare qualcosa all'orfanotrofio dove viveva la nostra bambina - aggiunge Paolo - ma quando abbiamo chiesto ulteriori dettagli sull'oggetto, improvvisamente questa richiesta è sfumata. Non è stata l'unica, però: per poter avere il passaporto della bambina, hanno detto che servivano 500 euro. In realtà, è bastato che noi andassimo in questura a fare le pratiche per conto nostro e ne abbiamo spesi appena 18. Crediamo che sia stato un comportamento scorretto. E quello che ci addolora di più è che a rendersene protagonisti siano stati i rappresentanti della nostra associazione, che erano lì per aiutarci».
Il rischio, insomma, per chi decide di portare avanti un progetto adottivo in paesi a rischio di alta corruzione, come l'Ucraina, è finire intrappolati in un meccanismo di piccole estorsioni (che poi tanto piccole non sono) e di truffe, nelle quali incorrono molte coppie. «Ne abbiamo conosciute tante - dicono ancora i coniugi livornesi - e abbiamo ascoltato da loro racconti talvolta davvero raccapriccianti. Comprendiamo che lo stato d'animo di chi è lontano dal proprio paese per adottare è particolare. Ma è importante che questo modo di fare venga sconfitto. Adottare è un'esperienza straordinaria per tutti e chi lo fa non deve sopportare questo tipo di soprusi».
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