Sicurezza
«Anche l'Arpat aveva dei dubbi»
Juna Goti
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La conferenza sul Limoncino nella sala di SantAndrea Ecco cosa dice il verbale precedente all'autorizzazione
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LIVORNO. «Ma quale ripristino ambientale? Comune e Provincia vogliono prendere in giro la città». Parte così il vertice sulla discarica del Limoncino organizzato dal fronte ambientalista: Medicina democratica, Città Diversa, Cittadini ecologisti, Comitato rifiuti zero, Difesa ambiente. «Il progetto - scrivono in un documento unitario - prevede lo sbancamento di 178mila metri cubi di roccia e un gradinamento: attività che poco hanno a che fare con il ripristino morfologico». Ma ad accendere l'incontro sono soprattutto gli atti che riportano i pareri dei soggetti interpellati prima del rilascio delle autorizzazioni. Arpat dubbiosa? Mario Martelli, del comitato difesa ambiente, cita il verbale dell'ultima conferenza dei servizi finale, che si tenne il 10 marzo 2009. Arpat scrisse: «Non si concorda con la definizione di discarica di rifiuti speciali non pericolosi, inerti, inorganici». E ancora: «La tipologia di discarica in questione è destinata ad accogliere anche rifiuti pericolosi stabili e non reattivi, la cui particolare criticità è legata alla provenienza». Insomma, dubbi rilevanti. Ma da Comune e Provincia fanno sapere che le osservazioni presentate da Arpat a inizio conferenza sono poi state accolte nel corso della discussione. Tant'è che alla fine l'Agenzia ha firmato il verbale di approvazione. In particolare la denominazione della discarica è stata modificata in "impianto di rifiuti speciali, non pericolosi, a basso contenuto organico". In più sono stati tolti dalla convenzione due tipologie di rifiuti considerati più pericolosi. Ma tecnicismi a parte, il mugugno resta. Perché riferendosi all' operazione di ripristino annunciata dagli enti locali, Arpat scriveva: «Si evidenzia che l'intento dichiarato è incoerente rispetto alla tipologia di discarica che si vuole realizzare». Il presidente della commissione ambiente ha invitato formalmente il responsabile, Fabrizio Righini, a riferire in Comune: ma la risposta non è ancora arrivata. Lo spettro di Scapigliato «Chi può credere - interviene Maurizio Marchi, di medicina democratica - alle limitazioni previste dal progetto? Sette anni, per 900mila tonnellate, con materiali controllati. Da chi? Quando si parla di ceneri di inceneritori, ad esempio, controllori e controllati hanno interessi comuni. La discarica di Scapigliato, a Rosignano, è nata trent'anni fa come discarica comunale provvisoria e oggi riceve 500mila tonnellate annue di rifiuti da tutta la Toscana». In particolare, dice, «dalla Lucchesia, in cambio dell'acqua potabile che a Livorno scarseggia». Già, l'acqua. Altro punto che fa litigare tutti. L'acqua. L'altra esponente di medicina democratica, Amanda Floridi, fa notare che «la stessa relazione presentata dai tecnici di Bellabarba parla di corsi d'acqua che incidono sull'intero fianco del Monte La Poggia: il fosso dell'Arco e il fosso della Poggia». Ma dal Comune ribadiscono che si tratta di corsi superficiali alimentati dalle acque piovane. Sta di fatto, continua Stella Sargente, di Cittadini Ecologisti, che «il capitolo sui rifiuti urbani è tutto ancora da chiarire, così come il piano cave del Comune: diventeranno tutte discariche?». Marco Cannito (Città Diversa) chiede alla giunta di bloccare il rinnovo della convenzione (per l'attività estrattiva) rilasciata a Bellabarba: il limite è fissato per il 30 settembre, e dal Comune fanno sapere che «l'Aia rilasciata dalla Provincia per la discarica ha fatto decadere la necessità di rinnovare la convenzione comunale per un'attività che ormai non esiste più».
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