Gioco
Morto Carlo Vivaldi il dirigente amaranto amico di Picchi
Luciano De Majo
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A sinistra Carlo Vivaldi con il presidente Spinelli in una partita del 2008. Sopra eccolo a un convegno sullo sport 4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Era uno che sapeva soffrire, Carlo Vivaldi. Come gli sportivi veri. E il destino, terribile, le sofferenze non gliele ha risparmiate davvero. Vivaldi si è spento ieri, a 74 anni non ancora compiuti (era nato il 14 novembre del 1936), nella sua abitazione di via Grande, sfinito dalla Sla, che l'aveva attaccato anche alle corde vocali. La beffa delle beffe: lui, uomo col calcio nel cuore, ucciso dalla malattia che rappresenta il nemico pubblico numero uno per i calciatori. L'uomo degli arbitri. Carlo è stato un vero signore, qualità difficile da mantenere quando si frequenta l'ambiente calcistico per così tanto tempo. Per un quarto di secolo è stato dirigente addetto agli arbitri del Livorno calcio, salendo di categoria fianco a fianco della squadra, assaporando insieme ai giocatori le gioie per le promozioni conquistate e le amarezze per quelle sfumate d'un niente: dai primi anni '90 in Eccellenza, quando le trasferte erano Perignano, Borgo San Lorenzo e Venturina, al magico 2004, quello del trionfo nel campionato di B e del debutto nella massima divisione a San Siro, contro quel Milan - e vai coi corsi e ricorsi storici - di cui Vivaldi è sempre stato un sincero tifoso. Amico di Picchi. Quel cuore rossonero, però, per tanti anni ha saputo resistere alla passione, diventando un super-esperto delle questioni dell'Inter per l'amicizia che lo legava a Armando Picchi. Un'amicizia vera, profonda, che portò Carlo Vivaldi a seguire il capitano della grande Inter in tutte le imprese più importanti compiute dalla squadra di Herrera a metà degli anni '60. Poi, quando "Armandino" smise di giocare e intraprese la carriera di allenatore, nel 1970 i due andarono insieme ai Mondiali del Messico, quelli passati alla storia per Italia-Germania 4-3 e per l'incoronazione di "o rey" Pelé. Carlo Vivaldi ha lavorato all'esattoria, prima di raggiungere la meritata pensione. Una volta ha riposo, ha dedicato il suo tempo alla passione che aveva per il calcio, lui che in gioventù era stato anche una buona mezz'ala da serie D: aveva giocato nel Labrone, guadagnandosi il soprannome di "Schiaffino", per estro ed eleganza. Entrò, così, nei quadri dirigenti del Livorno, occupandosi del rapporto coi direttori di gara. Compito delicato, che ha sempre portato avanti nel migliore dei modi, con misura e compostezza, dando alla classe arbitrale l'immagine di una società seria, intenzionata a riprendersi quel posto che le spettava anche nei periodi più bui degli anni '90, quando non riusciva a tirarsi fuori dalle pastoie della serie C2. La salma allo stadio. Fino a quando le condizioni di salute glielo hanno permesso, Carlo Vivaldi è rimasto accanto al "suo" Livorno. Già nello scorso campionato non ce l'ha fatta a continuare nella sua attività di addetto agli arbitri, perché la malattia avanzava inesorabile. Vivaldi lascia la moglie Giovanna e la figlia Veronica, che lavora come operatrice turistica a Barcellona. La salma da ieri è esposta nell'atrio dello stadio, dove è stata allestita la camera ardente in mezzo ai busti di Armando Picchi e Mario Magnozzi, mentre sul pennone del piazzale Montello la bandiera del Livorno calcio sventolava a mezz'asta. Oggi ci saranno i funerali: alle 15,30 la messa sarà celebrata all'interno dello stadio, dopo di che la salma verrà portata al cimitero dei Lupi per la cremazione. Vivaldi riposa adesso nel raso amaranto, addosso ha la divisa ufficiale della società, come lui avrebbe voluto. La commozione. In tanti ieri hanno voluto rendere omaggio alla salma e salutare la moglie: fra loro, l'ex arbitro Paolo Bergamo, l'amico strettissimo Romano Vivaldi, a lungo collaboratore di Giampaglia nella Nazionale Under 21, ma anche altri personaggi, come Mauro Lessi, recordman delle presenze con la maglia del Livorno, oppure Franco Ferretti, storica voce radio-televisiva al seguito degli amaranto. Hanno versato lacrime vere, nel ricordare un amico che non c'è più e che merita davvero le parole migliori, per la generosità d'animo e la signorilità che ha sempre mostrato. Legati a Carlo Vivaldi ci sono episodi, fatti grandi e piccoli entrati ormai nella storia del calcio livornese: gli aneddoti raccontati agli amici nei pomeriggi trascorsi al bar Folletto di piazza Cavour accanto al chiosco Balloni, le trasferte oceaniche fra autogrill e code ai caselli e anche la nostalgia per un calcio che non c'è più.
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