Gioco
Compagnia e Unicoop scrivono un patto per spartirsi il porto
Cristiano Meoni
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LIVORNO. Compagnia Portuale e Unicoop Servizi stanno trattando una pace. Una pace duratura, non una tregua sulle tante guerricciole scoppiate sulle banchine in questi mesi. E al tavolo della Lega Cooperative sta nascendo qualcosa di più di un accordo tra le due imprese di braccia del porto. Sta nascendo un patto per spartirsi il porto e per blindarlo. Unicoop Servizi, oltre cento soci di cui gran parte in cassa integrazione, in perenne ricerca di lavoro, si ritirerebbe nel cabotaggio (traghetti), lasciando il settore delle auto e tutto il resto alla Compagnia Portuale. La Compagnia Portuale, non avendo più Unicoop come concorrente, potrebbe lavorare con più tranquillità. E smettere di preoccuparsi della concorrenza degli altri terminal, che spesso hanno usato Unicoop come riserva di manodopera per fare guerra commerciale ai terminal partecipati dai portuali. Detto brutalmente: la Compagnia Portuale garantirebbe lavoro a sufficienza ad Unicoop Servizi, in un ambito protetto, e quest'ultima rinuncerebbe a servire altri terminal. Pace sociale sulle banchine, niente più guerra fratricida tra le due cooperative ma anche fine della concorrenza. Il banco di prova del patto spartitorio dovrebbe essere Ltm, il terminal dei traghetti partecipato da Compagnia Portuale e agenti marittimi (entrambi al 50%). E lo strumento dovrebbe essere l'ingresso di Unicoop Impresa nella società. L'azienda terminalista di Cristiano Lucarelli, quella che riceve i traghetti di Tirrenia e in affannosa ricerca di spazi per nuovi contratti, si è offerta di entrare nel capitale di Ltm: inizialmente Lucarelli voleva la maggioranza, poi ha ripiegato su una più ragionevole richiesta di suddividere il capitale in tre quote: Compagnia Portuale, Unicoop Impresa e agenti con il 33% ciascuno. Ma la trattativa sembra essersi impantanata. Primo problema: gli agenti non vogliono ridurre la propria quota, ora al 50%. E poi c'è un precedente che scotta: Unicoop Impresa ha già soffiato un cliente a Ltm, Tirrenia (peraltro quando la gemella cooperativa Unicoop Servizi era nel capitale di Ltm con un 10%). E il precedente suggerisce prudenza nell'imbarcare il nuovo socio. Secondo ostacolo: Cristiano Lucarelli ha detto che non può conferire Unicoop Impresa in Ltm, come sarebbe ragionevole: deve mantenere in vita la società, che ha in pancia il contratto con Tirrenia, per almeno per 2-3 anni. E avrebbe rilanciato proponendo uno scambio azionario alla pari: Ltm cede il 33% a Unicoop Impresa e questa fa altrettanto, conferendo il proprio 33% a Ltm. Ma le due società, si è obiettato, non hanno lo stesso valore. E poi uno scambio azionario tra soggetti concorrenti potrebbe avere qualche problema con l'Antritust. Ecco, resta da sciogliere questo nodo. Perchè il copione è abbastanza definito. A quel punto, con Cristiano Lucarelli dentro la società, Ltm chiamerebbe al lavoro la cooperativa del padre Maurizio Lucarelli, Unicoop Servizi. Che avrebbe lavoro garantito per anni, fino all'esaurimento della coop - che peraltro dovrebbe essere alleggerita da una ventina di prepensionamenti. La Compagnia Portuale è disposta a rinunciare ad mandare i propri portuali al lavoro in Ltm, chiede ovviamente che Unicoop si impegni a lasciare tutto il restante campo libero, a partire dal lavoro delle auto. E Unicoop Servizzi ha già detto che, a queste condizioni, ci può stare. «Un accordo presenterebbe aspetti positivi per entrambe le cooperative, certo non sarà facile raggiungerlo» commenta il presidente della Compagnia Portuale Enzo Raugei. «Un incontro - conferma - è previsto nei prossimi dieci giorni» ma bisognerà convincere tante persone prima di arrivare alla firma.
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