Gioco
Mancano gli spazi: le band per suonare rischiano la denuncia
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Sopra, le cantine di via dei Cavalieri; in alto, alcuni dei musicisti in una delle sale prove ricavate nei fondi 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Alla fine ci toccherà continuare a suonare in strada». Il giorno dopo la protesta dei cento musicisti che rischiano di trovarsi senza posto per provare e che sono scesi in strada con chitarre, piatti e tamburi per farsi sentire dalla città e dal Comune, la situazione non è cambiata: «Se suoniamo qui dentro rischiamo la denuncia». Un caso che ripropone il problema degli spazi per i tanti musicisti livornesi. Intanto emergono i particolari sulla vicenda dei musicisti che suonano nella ex fabbrica del ghiaccio di via del Cardinale 40, davanti al mercato coperto. Questo è uno dei luoghi storici della cultura underground (è il caso di dirlo, visto che i fondi sono sotto il piano stradale), dove da oltre vent'anni si alternano gruppi musicali livornesi. Tutto è nato dalla protesta di alcune persone che abitano in via Buontalenti, che si sono lamentate del rumore. Una protesta che fra l'altro non trova d'accordo chi invece risiede accanto alla ex fabbrica del ghiaccio: «Noi in questi anni non abbiamo mai avuto problemi - spiega un'inquilina - e se ci fossero stati ci saremmo fatti sentire a nostra volta». Invece è arrivata la lettera dell'amministratore in cui si ricorda che «i fondi sono affittati come magazzini e non per suonare, cosa che può essere tollerata solo in orario in cui non si disturba e insonorizzando gli ambienti». A questo punto è giocoforza vedere questi "magazzini" dove si suona da decenni. Scendendo nei sotterranei, incontri un mondo soprendente. Accanto a qualche stanza che sa un po' di "clebbino", ci sono infatti ambienti rifatti e insonorizzati con cura. Qui si incontrano i musicisti di gruppi giovanili accanto a complessi affermati che suonano in Italia e all'estero, e che incidono regolarmente i loro dischi: Bad Love Experience, Appaloosa, Lip Colour Revolution, Zedded, Elephanth on Air, The Monkey Blue Trip e Jackie-O's Farm. In totale un centinaio di giovani, dai 18 agli oltre 30 anni, e quando li incontri ti trovi con gente che lavora, che va in fabbrica o insegna a scuola, che ha una laurea o sta per prenderla, o che comunque studia: Federico Melosi, Simone Di Maggio, Gianni Niccolai, Francesco Perrotti, Filippo Infante, Luca Bardi, Leonardo Neri, Flavio Nenci, Francesco Sorgente e Simone Brondi. E se c'è chi difende ad oltranza questi fondi, per quanto umidi e da riattare continuamente - «Qui c'è un'atmosfera unica, c'è chi è venuto da Milano per suonarci» - c'è chi invece preferirebbe una maggior numero di sale prove in città, per poter suonare tranquillamente e in condizioni migliori. Ma tutti ricordano come prima delle elezioni «il sindaco Cosimi incontrò i musicisti livornesi», che sono davvero tanti, sicuramente centinaia. «In proporzione ne abbiamo più di Los Angeles, e il sindaco parlò della necessità di uno spazio per loro. Bene - spiegano i giovani della "cantina" - questo è il momento di dare seguito alle sue parole, sempre che la cosa gli interessi sempre. Proprio per questo ci piacerebbe incontrare qualcuno del Comune». E sia chiaro, i musicisti non chiedono spazi gratuiti, ma solo un posto dove suonare in pace: «A Livorno c'è una grande cultura musicale di base - concludono - eppure la città sembra non accorgersene. Se non quando c'è da fare denunce per situazioni che, con un po' di tolleranza, sarebbero superabilissime».
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