DECISIONISMO IMPOTENTE
Andrea Lazzeri
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Provincia e Comune sono riusciti nel capolavoro di realizzare un'opera necessaria alla città e farsi travolgere dalle proteste di cittadini e partiti alleati. Perché a tutte le persone di buonsenso è chiaro che Livorno ha bisogno anche di una discarica per smaltire i rifiuti da attività produttive che produce, ma solo una oligarchica cultura di governo può pensare di farla affidando il tutto alla propria burocrazia, mettendo la città di fronte al fatto compiuto. Così il sindaco Cosimi s'è trovato sul palcoscenico a beccarsi le proteste della platea mentre l'amico-rivale Kutufà, presidente della Provincia, è rimasto defilato dietro le quinte. In poche settimane si è infatti scoperto che i burocrati non sono stati poi così affidabili come sperato, gli alleati di governo hanno preso le distanze, lo stesso partito di maggioranza si è esibito nel teatrino dell'uno-nessuno-centomila. L'opposizione si conferma, ancora una volta, inconsistente e senza uno straccio d'idea. Restano sul tappeto qualche bugia e tante figuracce. Come quando il sindaco continuò a dire che l'intera operazione era questione che riguardava il livello tecnico e non doveva investire quello politico. O quando raccontarono che tutti erano stati informati grazie a una minuscola inserzione pubblicitaria di qualche anno fa e un convegno dell'associazione industriali in cui si discusse della necessità di una discarica. Ora si cerca di ricomporre i cocci di una credibilità messa a dura prova e un decisionismo impotente. Cosimi e Kutufà cercheranno di convincere il proprietario della discarica a tagliare volontariamente la cosiddetta «lista dei codici». Si tratta dell'elenco dei rifiuti che possono finire nell'ex cava. Il capogruppo del Pd, Gabriele Cantù, ha fatto notare che è troppo lungo. Così i vertici delle istituzioni cittadine andranno col cappello in mano dal privato a chiedere se, per favore, può rinunciare a parte del suo business. Chissà quali argomenti dovranno esporre per convincerlo.
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