Il Tirreno

Livorno

Rapine: tabaccherie nel mirino

Rapine: tabaccherie nel mirino

Un bandito si è specializzato in questi colpi. E intanto è caccia allo sparatore

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LIVORNO. Dodici rapine nel giro di un mese circa, e soprattutto sette occasioni in cui i banditi hanno tirato fuori le pistole, in tre delle quali è anche stato sparato. Una situazione allarmante, e soprattutto nuova per Livorno, un posto dove finora venivano rapinate le banche, quasi sempre con i taglierini, e dove spesso ci si imbatteva in rapine improrie, seguite a scippi o tentativi di furto in cui il ladro spintovana o picchiava la vittima per prendergli i soldi oppure semplicemente per scappare.

E adesso invece c'è stata questa escalation, ma soprattutto si è visto che oltre al rapinatore che ha ferito il commerciante di Ardenza, il magrebino di Shangai e che ha sparato al Penny di viale Boccaccio, c'è un rapinatore solitario che sembra essersi specializzato in tabaccherie. Infatti l'uomo che ha colpito martedì al Bar Tassara è quasi sicuramente lo stesso che rapinò alla fine di agosto una tabaccheria di via Cestoni. «Ha lo stesso modo operandi - spiegano i carabinieri che indagano sui due colpi - si copre il volto ed entra nel locale, e parla con uno spiccato accento meridionale, ed anche la pistola sembrerebbe dello stesso tipo». Nuovi bersagli. Se colpisce il ricorso alle armi, inconsueto nella nostra zona, c'è un altro particolare che va sottolineato: cambiano i bersagli dei rapinatori. Infatti oltre a Sirio Savi e al discount, sono stati presi di mira anche una ditta di rottami in via Vallinbuio, ma anche diverse tabaccherie e altri negozi, tra cui una farmacia.

E se comunque anche le banche non la hanno passata liscia, visto che lo scorso 8 settembre due banditi hanno svaligiato la Cassa di San Miniato in piazza Dante dopo aver preso sei ostaggi, è ovvio che adesso i banditi preferiscono rivolgersi ad altri bersagli. Perché tutto questo? E' semplice: molte banche hanno messo dei sistemi che prendono le impronte digitali e le immagini di chi entra, cosa poco raccomandabile per un pregiudicato che oltre a fare il colpo vuole anche farla franca.

Quindi è diventato più semplice svaligiare un negozio, dove oltretutto, come succede nelle tabaccherie, dove tra l'altro si riscuotono anche bolli e bollette, ci sono incassi a tre zeri. E proprio per questo, spiegano i carabinieri, si sono organizzati dei giri di sorveglianza anche su questi obiettivi. Caccia allo sparatore. «La priorità è catturare il bandito che ha sparato, e gli investigatori della squadra mobile stanno seguendo una pista ben precisa: cercheremo di stringere il cerchio intorno a questo bandito».

Il questore Bruno D'Agostino non nasconde che la caccia al bandito che ha ferito Sirio Savi e terrorizzato il discount di viale Boccaccio e dei suoi complici sia la priorità assoluta. Oltretutto il suo modo di agire lascia perplessi: ha sparato senza ragione, dimostrando di essere sicuramente pericoloso, ma allo stesso tempo di non essere affatto un professionista. E certi atteggiamenti lascerebbero pensare ad una persona che ha bisogno di denaro, forse per acquitare droga.

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