Lutto
L'Idiota. (Quasi) un classico
2 MINUTI DI LETTURA
Ti amo, Natalija Fedorovna! Ti amo fin dalle prime parole che mi hai scritto. Prima di conoscere il tuo volto, l’affinità delle nostre anime volava alta al di sopra della materia e ci univa, come ci unisce, in un unico Essere. E ora che sei qui di fronte a me, riesco finalmente a trovare le parole. Credevo di essere solo, uno spirito reietto e incompreso, ma poi sei arrivata tu! Con le tue parole, con i tuoi pensieri! Tu, sensuale e sfuggente, sei diversa dalle altre donne; aperta e misteriosa, mia Musa recondita! Adoro il tuo essere ingenua e sensuale assieme. Timida e torrida. Noi, poeti, noi eletti, noi spiriti affini! Non perdiamoci nei nostri sogni: realizziamoli! Da soli non potremmo. So che corrispondi e condividi i miei stessi sentimenti. Ma hai paura di questa sensazione nuova e unica che è l’incontro di spiriti affini destinati ad unirsi. Non spegniamoci. Non permettere che il mio affannato cuore ceda, invocando inutilmente il tuo nome come il dr. Zivago. Su rivelami il tuo cuore. Usa le tue leggiadre, alate parole. So che mi ami come io amo te. Se qualche cruccio o ombra vela il tuo animo, rendimene partecipe. Siamo una cosa sola: ti capirò. Perché abbassi lo sguardo? Guardami negli occhi, specchio dell’anima. Ah! Non arrossire. Apriti come conchiglia di madreperla all’ardore del mio desio. Ah! Non parli , ma ti liberi dei vestiti che cadono, cadono come petali di rosa ai tuoi delicati piedini di gattina! Ah! audace birichina! Finalmente vedrò! Vedo… vedo… (ohibò!) un pene.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
