Il dolore
Il muretto
Patrizia Bianconi
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Con gli occhi spalancati, tra l’orgoglioso e il divertito, catturò la sua attenzione e gli chiese una foto. Che fosse un pò speciale, perché si sentiva grande e sicura con indosso quel completo azzurro del colore degli occhi, un pezzo di cielo buttato sulla terra. Lui disse subito sì. Le era piaciuta, un pò donna, un pò bambina, con quel sorriso sbarazzino e audace. Preparò la macchina fotografica, l’espressione concentrata sul suo corpo, che immobile aspettava lo scatto. Clic. Appoggiata al muretto sorrise, guardandolo con la testa piegata un pò di lato, burlona, impaziente sognava l’amore. Alle spalle un intreccio di arbusti che precedevano la vista del mare. Mare. Rumore di mare. Sopra il fruscio degli alberi. Sotto l’abisso spumeggiante delle onde. Davanti lei. Clic. Ancora una. Si scostò i capelli dalla fronte e guardò di nuovo verso il muretto, senza mettere a fuoco, momentaneamente assorto. Per un lunghissimo istante ci fu solo lei. Le voci non c’erano più. La luce non c’era più. Gli amici non c’erano più. La vedeva con la coda dell’occhio, mentre appoggiata, gli sorrideva, senza aprire bocca, né un commento, silenziosa, guardandosi intorno tra una foto e l’altra. Ci sono venti costanti e venti variabili, che cambiano direzione, forti tanto da sbattere nuvole e pulire il cielo, venti che sbuffano impetuosi, venti che sconquassano alberi possenti. Lei fu il vento che gli si insinuò ovunque, come un mulinello. Soffiò impetuoso, travolgente, insolito e da quel momento non ha più smesso.
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