Toscana
Discarica, trattativa Comune-Provincia
Juna Goti
Il sindaco in consiglio: «Leggiamo l'autorizzazione nei particolari e valutiamo»
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LIVORNO. Forse l'immagine simbolo della serata la regala proprio il sindaco Cosimi: labbra strette fra i denti e mani nei capelli. Perché al di là della balaustra, ci sono almeno cento livornesi che gridano - e non è una metafora - contro la realizzazione della discarica nella cava del Limoncino. Al di qua, fra i banchi della maggioranza, un mare di dubbi e anche qualche crepa. Alla fine, Cosimi da un lato si dice disposto all'istituzione di una commissione speciale di approfondimento (chiesta dal consigliere di "Confronto", Gianfranco Lamberti) e dall'altro annuncia che fin da oggi Comune e Provincia valuteranno insieme, coi propri uffici e gli esperti del settore ambiente, l'autorizzazione all'impianto, rilasciata dall'amministrazione provinciale «per capire dove e come si può intervenire». «Troppi i rifiuti in lista». E il riferimento è alla proposta avanzata in mattinata in commissione dal capogruppo del Pd, Gabriele Cantù, che chiede se «sia possibile aprire una sorta di contrattazione con la proprietà per ridurre i Cer». Ovvero l'elenco delle tipologie di rifiuti, con rispettivi codici di identificazione, ammessi in discarica. «Il dubbio - riprende - è che una volta aperta la strada a certi codici sia difficile tornare indietro e garantire l'impostazione green dell'impianto. Da una parte ci sono le esigenze del mondo industriale e un privato che ha tutte le autorizzazioni, dall'altra un gruppo di cittadini che ha preoccupazioni comprensibili. Le strade - chiude - sono due: pretendere che siano fatte tutte le verifiche richieste anche da Arpat e ridurre in modo intelligente la lista di rifiuti». «Non è vero». Il vicesindaco dipietrista con delega all'ambiente, Cristiano Toncelli, senza nascondere alcune criticità, sottolinea che «il numero di codici ammessi sul Monte La Poggia (108) è di molto inferiore ad altre discariche o impianti di trattamento e stoccaggio di rifiuti: 341 a Scapigliato, 420 alla Lonzi Metalli, 520 alla Rari». In merito alla strada che porta all'impianto (oggetto di un esposto presentato dal comitato e al centro delle trattative per consentire il passaggio dei camion) Toncelli ammette che «via del Limoncino è stretta, poco asfaltata e senza cartellonistica: il disagio degli abitanti è reale perché il sistema, in fase di allestimento del sito, è stato stressato oltre misura». Ma ricorda anche che l'amministrazione ha chiesto a Bellabarba di procedere subito alla sistemazione del tratto stradale e ha proposto al comitato di scegliere il tecnico che dovrà vigilare sul corretto funzionamento della discarica. «La risposta - dice - è stata negativa. Siamo pronti al confronto, ma la disponibilità deve tradursi in un dialogo che a oggi non c'è». Il vicesindaco chiude con alcune precisazioni tecniche: «Non ci risulta che nell'area ci sia più alcuna falda acquifera: sono state tutte tagliate con la realizzazione della ex cava. L'acqua piovana che scende dalla collina sarà invece incanalata in due tubi che scavalcheranno la discarica per poi scendere a valle». Dubbi nella maggioranza. Romano (Idv) spara un po' su tutti, Giannini (Sel) dice che «non sono contro le discariche, ma non vendiamole come operazioni di ripristino ambientale. Nessuno ha ascoltato il grido di allarme dei sindacati: l'impianto deve essere pubblico». Opposizioni scatenate. Mentre Toncelli si preoccupa di sottolineare che «io e Idv siamo entrati in Provincia nel luglio del 2009 quando l'atto è dell'aprile precedente», Tamburini (Pdl) attacca: «Volete dirci che non sapevate nulla? L'amministrazione cala le braghe! davanti al comitato facendolo diventare un interlocutore istituzional e, quando i consiglieri sono stati trattati come carta igienica». Amadio (capogruppo dell'altro Pdl) si dice scandalizzata: «Nella convenzione rilasciata dalla Provincia si parla anche di terreni provenienti da siti contaminati». «Perché - interviene Cannito (Città Diversa) - non avete mai convocato una commissione? L'iter non lo prevede, ma l'insieme delle norme sulla trasparenza e la partecipazione sì. Non siamo per l'ambientalismo fine a se stesso, ma i punti interrogativi sono tanti: vi risulta che alcuni dirigenti della Provincia siano coinvolti nell'inchiesta Golden rubbish? Comunque, strutture come queste starebbero meglio in aree industriali e non in una zona di pregio come le colline livornesi». Lamberti (Confronto) parla senza mezzi termibi di «Pd allo sfascio», mentre Bartimmo (Rifondazione) trova il modo di ironizzare: «Complimenti, avete gestito male un altro pasticcio ambientale. Siamo al bis delle biomasse».
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