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Aveva 66 anni: era stato consigliere e tesoriere dellassociazione
Comunità ebraica in lutto per la scomparsa di Paolo Toaff
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Paolo Toaff 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Si sono svolti ieri al cimitero israelita davanti ad una folla commossa di amici, parenti e rappresentanti della comunità ebraica, i funerali di Paolo Toaff, 66 anni, consigliere e tesoriere della comunità livornese, che si è spento l'altro giorno per un male incurabile, alla vigilia della festa ebraica di Sukkot (delle campane). Paolo Toaff è spirato nell'abitazione di via San Simone ad Ardenza, dove vivea con la signora Iris che lo ha assistito amorevolmente fino all'ultimo, dopo che, nel febbraio scorso, gli era stata diagnosticata la malattia. Paolo Toaff, cugino del rabbino capo Elio Toaff, era nato a Livorno da un'antica famiglia ebraica sefardita, figlio di Adolfo e di Lea Bemporad e cugino di Piera e Arnoldo Rossi. Gentile ed affabile, era apprezzato da tutti. La famiglia si occupava a Livorno del commercio internazionale di lana per materassi, Paolo invece, sin da giovane, si era trasferito a Milano dove, dirigente del Credit West nel settore dei cambi, si era fatto una ottima reputazione. Si era trasferito poi a Reggio Emilia e quindi, in pensione, era tornato a Livorno., Appassionato di musica si occupava del coro Ventura della Comunità ebraica ed era stato consigliere e tesoriere della comunità. Appassionato di viaggi, assieme alla signora Iris aveva praticamente visitato tutti i paesi del mondo, sempre curioso di conoscere luoghi, persone costumi diversi. Come ha ricordato Gadi Polacco, esponnete della comunità ebraica, Paolo Toaff aveva reagito alla malattia con una forza d'animo ammirevole: non aveva mai nascosto il suo problema di salute e ha cercato fino all'ultimo di prendere parte alla vità sociale e religiosa della omunità, partecipando sia alla settimana della cultura ebraica che alle festività religiose. «Lo ho sabato scorso al Tempio per il giorno del Kippur - ha riferito Guido Guastalla - festività solenne alla quale non aveva voluto mancare».
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