Italia
Chiesti 9 anni per lo spedizioniere Giovannini
lu.dem.
L'accusa vuole altre tre condanne per un giro di auto di lusso rubate
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LIVORNO. Chiesta una condanna a nove anni per lo spedizioniere livornese Piero Giovannini, 59 anni, nel processo per un giro di auto di lusso rubate e inviate all'estero. La sentenza è attesa per giovedì 30. Il pubblico ministero Fiorenza Marrara ha chiesto condanne anche per l'algerino Nouar Messai, detto «Mimmo», 42 anni, a 6 anni e 8 mesi (e 3mila euro di multa); per Armando Baggio, 55 anni di Novara, a 6 anni e 8 mesi (ancora con 3mila euro di multa) e per Mehemed «Medo» Halilovic, bosniaco di origine ma abitante a Livorno da tempo, 41 anni, a 2 anni e 6 mesi (e 400 euro di multa). Per Stefano Ceccherini, livornese di 34 anni, Barbara Sani, livornese di 39 anni e Fabrizio Busoni, livornese di 49 anni, è stata chiesta invece l'assoluzione. Il collegio giudicante, presieduto da Gabriella Marinelli (giudici a latere Beatrice Dani e Franco Pastorelli), si ritirerà in camera di consiglio dopo aver ascoltato le ultime difese, fra cui anche quella del principale imputato. Sono molti i reati contestati ai personaggi coinvolti nell'inchiesta: in tutto, quattordici episodi. Fra i fatti di maggiore rilievo, un traffico di auto di lusso rubate e destinate alla Libia, al Togo, al Senegal. Ma ieri, durante le sue conclusioni, il pubblico ministero, ha anche chiarito quella che, a suo avviso, è la posizione di Giovannini nella vicenda della rapina alla filiale della Banca Toscana di via Provinciale Pisana, effettuata nell'ottobre del 2006 da Riccardo Del Vivo e Luigi Rotterdam, che sono già usciti dal processo attraverso riti alternativi. Secondo l'ipotesi del pm, Giovannini avrebbe indicato ai due la banca da rapinare fornendo particolari sulla dislocazione degli uffici e del personale e avvertendo sulla presenza di un sistema di rilevamento delle impronte. Lo stesso Giovannini, a detta del pubblico ministero, avrebbe avuto motivi di risentimento verso quella filiale, dove era correntista, per il trattamento insoddisfacente che gli era riservato. Lo spedizioniere avrebbe, inoltre, fornito materialmente l'auto con la quale è stata effettuata la rapina. Da segnalare che Mehemed Halilovic ieri ha reso una dichiarazione spontanea dicendosi estraneo ai fatti: «E' un caso di omonimia, non conosco nessuno degli altri imputati».
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