Il Tirreno

Livorno

Una parola

P.P.
Una parola

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È un caldo pomeriggio d’agosto e il vecchio Bastiano è nella stalla. Mentre solleva il fieno con il forcone, gli viene in mente sua moglie Fedora. Il ricordo gli dà una fitta al petto, o forse è il peso, troppo per le sue braccia, per le sue spalle, che reggono già il peso di molti anni. Abbassa il forcone, la fitta si fa più forte: l’ha sempre trattata come parte della campagna, sua moglie Fedora, come tratta le vacche, anzi, alle vacche lui serve il fieno, alla moglie non ha mai servito niente, si è sempre seduto a tavola e lei, che fosse stanca o malata… Si piega su sé stesso, Bastiano, la mano preme sul petto a tenere a bada il dolore. Vorrebbe fosse lì, adesso, la sua Fedora, perché lui ha ancora un filo di fiato e potrebbe dirle... Ma il tempo è poco, gli sfugge dalle braccia, dalle gambe, dalle orecchie, il tempo spinge per uscire da lui per sempre. Quello che vorrebbe dirle sta tutto in una parola, se Fedora fosse lì... E gli pare di vederla, giovane, davanti a lui e così viva! Ma allora - pensa il vecchio appoggiandosi al muretto della greppia - ma allora il tempo non è passato, ce n’è ancora tanto di tempo, Fedora eccola, è giovane, coi suoi bei capelli lunghi, lisci, colore delle noci! Sul viso di Bastiano si allarga un sorriso soddisfatto: il tempo, si ripete il vecchio nella testa, non è passato... e intanto il forcone gli cade da un lato, la mano abbandona il petto, lui scivola sul fieno, che strano, pensa, i capelli di Fedora così vicini, sentirne l’odore, e vorrebbe dirle che gli piacciono i suoi capelli lisci colore delle noci, ma non può, ha il fiato per una parola, una sola parola, se la lingua non fosse così pesante, se le palpebre non si chiudessero e se tutto non fosse così buio, che strano, già così buio…

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