Il Tirreno

Livorno

Una guida turistica

Eleonora Taraballa
Una guida turistica

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Appena uscito dalla cappella, il nostro piccolo gruppo si fermò lungo il corridoio muto. Alle pareti, un quadro famoso meritava una spiegazione. La guida iniziò a descrivercelo con la professionalità di chi sa catturare l’attenzione ma io mi distrassi. L’armonia di forme e il contrasto di chiaroscuro per me non erano nel quadro ma in lei.

Il suo tono di voce, per quanto si sforzasse, era poco più alto di un sussurro e mi ammaliava. Mi concentravo sull’onda di ciuffo che la manina nervosa non poteva domare sulla guancia. Eppure nessuno ci faceva caso. C’era una spiegazione da seguire per un biglietto da pagare alla fine. La guida rispondeva alle domande con meccanica prontezza ma io ricordo solo le sue calze bianche, i piedi ordinati nelle scarpe nere, i movimenti aggraziati ma inquieti, da capinera. Tutto era lei: il velo d’ombra sul quadro, il gruppo attento, lo sguardo grande che si posava un attimo e fuggiva. Non avevo domande ma mille considerazioni banali mi prudevano sulle labbra: come sei bella, voglio rivederti, pagherò ancora per sentirti parlare, per guardare la tua mano che sposta i capelli e indica la firma sul quadro.

Non le dissi niente. Ogni possibilità era automaticamente annientata. All’uscita del Museo Diocesano di Arte Sacra Suor Maria - che aveva spiegato così bene - raccolse la mia offerta per le eoliane in Sierra Leone. E finalmente ricacciò il ciuffo dentro al velo.

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