Un animale da letto
Nicola Mezenov
2 MINUTI DI LETTURA
C’è agosto, con la sua aria pesante, l’umidità e tutto il resto. E le zanzare, Culicidae. Che altro nome potevano dargli? Se te ne stai a dormire a sedere scoperto, te lo assassinano all’istante. Ma a proposito di fondoschiena, ieri battevo su e giù la costa, che ci ho lasciato il solco, e ce n’era davvero una collezione da dio. Roba da matti. Entro nel bar, e ti vedo questa, sola, con uno di quei nuovi minikini o come cavolo si chiamano. Quasi mi piglia male. Mica è giusto, dico, qui non c’è nessun rispetto per il testosterone. Che faccio, mi avvicino? Resto un pò titubante, ma poi mi ricordo di quella che avevo conosciuto sulla chat, Jenny, che dopo il sesso mi aveva definito “un animale da letto”. Quindi mi faccio forte, gonfio pettorali e bicipiti, così si vede meglio il tatuaggio Maori, e faccio per ordinare una capirinha, anche se per abbassare la temperatura ci vorrebbe piuttosto una tachi-pirinha. Anzi, ne ordino due, e il gioco è fatto. Non so come ho fatto a ritrovarmi in quel letto. E dopo solo poche ore di conoscenza. Certo, carino era carino, ben piazzato, denti bianchissimi. Sarà stato quel modo, così deciso, di mettermi davanti a un cocktail senza nessun imbarazzo. Sarà stato l’alcol, appunto, che prima di mangiare abbassa così tanto il mio autocontrollo. Comunque ero lì, con questo marcantonio che si era tanto dato da fare per farmi capire quant’era bravo a letto. Le mani dappertutto, cambiava prospettiva ogni trenta secondi. E dopo solo quattro prospettive, si è buttato sul materasso, neanche avesse fatto la maratona. Poi, come nei peggiori film, se n’è accesa una, e guardandomi obliquo m’ha sussurrato “Sai, mi hanno detto che sono un animale da letto”.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
