Gioco
Trentasei rose rosse
Senia Bacci Graziani
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Erano già le dieci. Quel lunedì mattina la casa era insolitamente piena di gente. Sua madre aveva curato l’occasione nei dettagli: estetista, parrucchiere e poi l’ultimo giro di chiamate perché tutto fosse a posto. Come al solito non riusciva a fermarsi un momento, a raccogliere le idee, a riflettere sui significati. Con la sua tipica inconsistenza preferiva riempire il tempo di impegni e telefonate inutili. Suo padre si accostava all’evento con la serietà di sempre: non lasciava trasparire un’emozione, limitandosi ad uno sguardo che non ammetteva confronto, cosa che aveva sempre riempito Bianca di inquietudine e frustrazione. Erano arrivati zii e amici di famiglia; i suoi amici, invece, sarebbero andati direttamente all’Università alle dodici, orario previsto per la discussione della tesi. Marco era già arrivato con un mazzo di trentasei rose rosse, una per ogni esame sostenuto per la laurea in Medicina. Bianca negli ultimi tempi non era riuscita a chiudere occhio, ma nel fine settimana aveva dormito profondamente, si sentiva serena. Non le interessava la reazione dei suoi: il loro dolore, se mai fossero stati capaci di provarne uno autentico, non la coinvolgeva. Per mesi si era chiesta perché neppure con Marco fosse riuscita a parlarne e questo le aveva spaccato l’anima; ora il problema non la tormentava più, era giunta alla conclusione che mai i loro mondi interiori si sarebbero incontrati. Tra pochi minuti avrebbe preso l’auto, dicendo di dover incontrare il professore in anticipo, mentre sarebbe andata all’aeroporto, diretta a Berlino, dove viveva da anni la sua amica Emma. Là avrebbe voltato pagina. Per Marco era pronta una lettera dove spiegava che le rose potevano essere solo undici, perché il dodicesimo esame lei non l’aveva mai superato. E nemmeno quelli seguenti.
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