Silvia anatomia di un amore
Lorenzo Vanni
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L’immagine allo specchio mi riflette e vedere i suoi contorni, così affilati, e quel vetro, impietoso, che restituisce l’immagine della mia amarezza mi ricorda di quanto i pensieri mi turbinassero nella testa quando tutto ebbe inizio e solo i colori splendenti dell’eterna felicità si levavano alti come stendardi che, luminosi, potevano risplendere nella notte più buia. Ancora una volta ripercorro i sentieri della campagna dove ci siamo conosciuti e come allora le fronde degli alberi ci salutavano accogliendoci nel regno incantato delle fate; già nei tuoi occhi vivevo un’estasi sublime che mi trascinava con sé affogando nel loro mare. E poi, la sublimazione di quel nostro amore ci fece involare oltre le più alte vette del mondo dove neanche gli angeli osano volare… La tragedia, infine, si consumò. Su quella strada, sinuosa come un serpente dalle mille spire che ti avvolgesse nella sua morsa, incontrasti qualcuno. Era colei che non lascia vivi e il destino, suo complice, ordì una fatal congiura che, come foglia che si stacchi da albero può deporsi a terra ondeggiando, la strada fuggì così come la vita che ti portavi appresso. E, ancora, dopo anni, sono qui. Di fronte allo specchio rivedo le stesse lacrime salate di una vita, un amore che solo così sa esprimersi. Così nobile, così bello; eterno nella sua fuggevolezza. Dedicato a te.
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