Italia
Se un mio bacio potesse risvegliarti
Claudia Mantellassi
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Tette non ne ho mai avute. Mentre le altre sbocciavano come fiori al sole, io mi facevo lunga e sottile, ma di tette neanche l’ombra. Così ho sperimentato una serie di soprannomi velenosi (tavola, piattaia, asse da stiro) ai quali col tempo mi sono abituata, come si fa con una gastrite cronica. Al liceo, al professore di matematica che chiedeva cosa fosse il seno, tu rispondesti, ammiccandomi: “Quello che ha perso la Malpighi!”. Risero tutti, anche il prof. Da tempo ho imparato a star bene con la mia prima scarsa. Ho avuto anche parecchi ragazzi intorno, pure senza tette. Non tu. Non sono riuscita a vederti più che come un amico, mi dispiace, te l’ho detto tante volte. Quello che non sai, però, è che non è stato sempre così. Ma è accaduto prima della lezione di matematica. L’umiliazione di quel giorno ti ha cancellato per sempre dal mio cuore. Credo ti faccia piacere rivedermi, l’ho saputo per caso e sono venuta. Sorprenderti no, quello mai. Eri tu quello delle sorprese. Non ti smentisci nemmeno oggi. Chi se l’aspettava una cosa del genere e così all’improvviso. Dio, quanta gente! E come è vestita! Va bene il caldo estivo, ma un pò di decenza, almeno alle cerimonie. Tu sembri non badarci. Te ne stai ad ascoltare i discorsi di tutti nel tuo bel completo scuro, che ti da un’aria molto elegante. Mi faccio largo tra schiene nude, scolli a vista e canottiere e, finalmente, ti sono vicina. Mi piego su di te e ti bacio sulla fronte gelida. Stanno per chiuderti. Vorrei che le mie labbra ti risvegliassero ora, come in una favola e che potessimo tornate indietro di vent’anni. Come sarebbe bello. Anche senza tette.
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