Sicurezza
Se puoi
Guglielmina Franchi
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Il custode sta chiudendo i cancelli. Anche oggi non sei venuta. Sono passati venti anni tre mesi e sei giorni dall’ultima volta che ci siamo visti. Ho tutto il tempo che voglio anche per essere preciso. Oggi è venuta la moglie di quello che hanno sistemato nella fila sottostante. Ha pianto, si è soffiata il naso varie volte e poi ha messo dei fiori nel vaso, ha baciato le sue dita e le ha appoggiate alla foto. Lei non sa che suo marito è andato via, è nel luogo della pace come tutti coloro che in vita hanno amato e sono stati amati. L’inferno non è quello con le fiamme ma rimanere in questa non esistenza, in questo luogo di confine. Quando verrai vuol dire che mi hai perdonato e potrò andarmene. Non volli riconoscerti quando nascesti , forse se tu fossi stata un maschio sarebbe stato diverso ma eri una femmina figlia di un’operaia. Ho odiato le donne. La prima è stata mia madre che mi ha mandato in collegio a sei anni per poter essere libera. Quando divenni un adolescente mi accorsi che piacevo molto al gentil sesso e ne approfittai senza risparmiarmi. Con tua madre fu una svista; a me serviva una moglie ricca, la trovai due anni dopo e mi diede il figlio maschio. Avevo fatto grandi progetti su di lui: l’accademia o una laurea in qualche prestigioso ateneo; ma si rifiutò di studiare oltre la terza media e preferì andare al lavoro. Tu invece volevi una laurea in medicina e l’hai ottenuta anche senza il mio aiuto. Quando mi sono ammalato sono stato ricoverato nel reparto dove eri stata appena assunta. Una notte venisti a controllarmi. Mi prendesti il polso. Senza aprire gli occhi ti dissi: “Tu, per me, dottore mai”. Non ti vidi più. Quello che non ho mai avuto il coraggio di dirti è che sono orgoglioso di te, della donna che sei diventata. Ti ho amata. Perdonami, se puoi.
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