La protesta
Quante cose non sai...
Cinzia Melani
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“Ciao Cinzia, io sono Mario” mi fa mentre guarda la mia cartella, “ora ti metto un aghino, è piccolo, non sentirai niente”. Non mi piace affatto questo tono confidenziale e penso che da lì non posso certo fuggire, quindi può infilarmi tutti gli aghi che vuole.
“Non nel braccio sinistro, al sinistro no perché sono stata operata” dico velocemente e penso che si vedano benissimo i segni dell’operazione, perché il camice verdino che mi hanno fatto indossare mi sembra trasparente. Così comincia la lotta di Mario con il mio braccio destro; non si trova la vena per infilarci l’ago ed io lo informo che è difficile perché questo è il braccio dove ho fatto la chemio. Lui si da daffare, aggeggia, infila l’ago da una parte, da un’altra, poi ancora più in basso ed infine prova sulla mano. Mi chiede se sento male ed io rispondo vagamente; non voglio certo urtare la sua sensibilità perché sono ormai nelle sue mani... ma la paura sta arrivando e questo nuovo intervento proprio non mi ci voleva!
“Babbo, male che vada vengo da te. È tanto che non ci vediamo: più di venti anni e di cose ne sono successe molte nel frattempo. No, quelle brutte non te le voglio raccontare, ti parlerò di Mattia, il bambino di Paola; è l’ultimo arrivato in famiglia, non ha ancora due anni. È una meraviglia e siamo tutti lì a bocca aperta, a guardarlo crescere. Sì, se vengo ti parlerò di lui, perché non sono proprio sicura che da lassù tu possa vedere molto... poi ti parlerò anche di Luca e delle ragazze, piano piano perché il tempo non sarà più un problema. Adesso sto bene, sono tranquilla e non mi importa se dovesse finire qui; ho tante cose da raccontarti”.
“Non nel braccio sinistro, al sinistro no perché sono stata operata” dico velocemente e penso che si vedano benissimo i segni dell’operazione, perché il camice verdino che mi hanno fatto indossare mi sembra trasparente. Così comincia la lotta di Mario con il mio braccio destro; non si trova la vena per infilarci l’ago ed io lo informo che è difficile perché questo è il braccio dove ho fatto la chemio. Lui si da daffare, aggeggia, infila l’ago da una parte, da un’altra, poi ancora più in basso ed infine prova sulla mano. Mi chiede se sento male ed io rispondo vagamente; non voglio certo urtare la sua sensibilità perché sono ormai nelle sue mani... ma la paura sta arrivando e questo nuovo intervento proprio non mi ci voleva!
“Babbo, male che vada vengo da te. È tanto che non ci vediamo: più di venti anni e di cose ne sono successe molte nel frattempo. No, quelle brutte non te le voglio raccontare, ti parlerò di Mattia, il bambino di Paola; è l’ultimo arrivato in famiglia, non ha ancora due anni. È una meraviglia e siamo tutti lì a bocca aperta, a guardarlo crescere. Sì, se vengo ti parlerò di lui, perché non sono proprio sicura che da lassù tu possa vedere molto... poi ti parlerò anche di Luca e delle ragazze, piano piano perché il tempo non sarà più un problema. Adesso sto bene, sono tranquilla e non mi importa se dovesse finire qui; ho tante cose da raccontarti”.
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