La protesta
Petali d’amore tra le rose del principe
Alessia Bresciani
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Ogni giorno Marta raggomitolata sul reclinabile della sua vecchia auto lo fissava; aveva la bocca grande, il sorriso fiero e due occhi di ghiaccio che sembravano guardare lontano ma non vedevano Marta ad un passo da lui. La sua mano non la toccava, i di lei pensieri non sfioravano la sua mente assente. Tutti i pomeriggi Marta sostava davanti all’entrata di quell’edificio sfarzoso guardandoci dentro, se non trovava parcheggio restava in doppia fila. Di tanto in tanto anch’egli sbirciava fuori dalla finestra aggirava con gli occhi quell’ingombro metallico per guardare i passanti sul marciapiede dall’altro lato della strada.
Marta intercettava ogni suo sguardo, arrossiva come una bambina intenta a pensare al principe azzurro e si ritraeva emozionata; lo vedeva il suo principe, ogni giorno alle 17, mentre scendeva la scalinata del suo palazzo, si dirigeva verso di lei e facendosi esile tra le macchine guadagnava il marciapiede opposto dove un taxi nero lo portava via, ogni giorno.
Un pomeriggio Marta mise il suo vestito più bello, comprò un mazzo di fiori e si fece coraggio; l’attese in piedi davanti alla porta d’uscita. Puntuale egli varcò la soglia, scese tutti i gradini e si diresse verso di lei col suo fare elegante, i suoi vestiti puliti e freschi, la guardava. Marta trasalì era certa che le avrebbe detto qualche cosa, le arrivò davanti, poteva sentire il profumo della sua pelle; si sarebbe buttata tra le sue braccia folle d’amore ma lui la schivò senza proferire parola. Marta allora si girò e chiese “Mi scusi?” porgendogli il mazzo di fiori, c’era anche un biglietto, ma il suo principe non lo vide e voltandosi rispose “No grazie, non compro fiori” e se ne andò, perso nel traffico della città.
Marta intercettava ogni suo sguardo, arrossiva come una bambina intenta a pensare al principe azzurro e si ritraeva emozionata; lo vedeva il suo principe, ogni giorno alle 17, mentre scendeva la scalinata del suo palazzo, si dirigeva verso di lei e facendosi esile tra le macchine guadagnava il marciapiede opposto dove un taxi nero lo portava via, ogni giorno.
Un pomeriggio Marta mise il suo vestito più bello, comprò un mazzo di fiori e si fece coraggio; l’attese in piedi davanti alla porta d’uscita. Puntuale egli varcò la soglia, scese tutti i gradini e si diresse verso di lei col suo fare elegante, i suoi vestiti puliti e freschi, la guardava. Marta trasalì era certa che le avrebbe detto qualche cosa, le arrivò davanti, poteva sentire il profumo della sua pelle; si sarebbe buttata tra le sue braccia folle d’amore ma lui la schivò senza proferire parola. Marta allora si girò e chiese “Mi scusi?” porgendogli il mazzo di fiori, c’era anche un biglietto, ma il suo principe non lo vide e voltandosi rispose “No grazie, non compro fiori” e se ne andò, perso nel traffico della città.
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