Gioco
Osvaldino, mandami tre numeri buoni
Tiziana De Felice
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“Osvaldino mio, ma lo sai quanto bene t’ho voluto, eh, lo sai?” I capelli platinati e piastrati di Lilia oscillano compatti mentre si muove solerte per cambiare l’acqua nei vasetti. Sembra la Carrà ai tempi d’oro. L’Osvaldo in questione continua a fissarla dalla foto seppia, con l’aria di chi ormai ha già detto tutto. “Vedi amore, che fiori ho portato? Sono Lilium. Voglio che lassù dove sei pensi sempre alla tua bimba che ti tiene nel suo cuore.” Le mani intanto intrecciano corolle profumate. “Rammenti quando si litigò per colpa di quella maligna della Edi che ti venne a spifferare che me la intendevo con il macellaio? Quanti schiaffoni. Ma poi arrivasti con quelle rose...». Osvaldo tace, secondo il ben noto motto. Lilia danza affaccendata attorno al tumulo. “O quando mi lasciasti fuor di casa tutta la notte perché ti sembrava che il bagnino fosse uscito dalla mia cabina?” E continua cinguettando: “Sei stato un lazzarone, tu! Bello, il mio gelosone!” Le vaschette ora sono in perfetto ordine e la lapide lustra come la Pietà di Michelangelo. Si siede sul bordo della tomba e con lo specchietto riordina il maquillage, mentre tira baci al defunto. “Lo vedi come mi ha sciupato, il dolore? Guarda questa ruga. Un anno fa non c’era”. Si avvicina alla foto per dare modo a Osvaldo di constatare di persona. “Se non mi distraggo un pò ti raggiungo presto. Lo dicono anche le mie amiche, sai? La Titti, la Mandy, la Pia. Non ti stavano simpatiche perché dicevi che mi tenevano bordone, ma son tanto care!” Fa per allontanarsi, poi, traballando sul tacco 12, torna indietro. “Senti, dato che non hai niente da fare, mi manderesti tre numerini? Con il Gigi avevamo pensato di fare quella bella crociera, quella che si voleva fare noi. Prima che sia troppo tardi, capisci?”
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