Il Tirreno

Livorno

Noi due

Nina
Noi due

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“Hai un cancro. Non c’è altro da fare che aspettare la morte”. Ecco queste sono le parole che non ti ho detto. L’ho fatto per amore, tuo, mio, per il mio egoismo: non volevo credere che ti avrei perso presto, che qualcun altro ti avrebbe portato via da me. E allora non ho mai pronunciato quelle parole: hai il cancro, morirai presto. E io resterò sola. Te le dico adesso, ora che non conta più, che non serve. Le sussurro e le parole arrivano vicino alle labbra, ma non riesco a farle uscire. Ma adesso non servono più. Tu sai già quello che avrei dovuto dirti 18 mesi fa quando il medico mi chiamò, dopo il tuo malore e gli esami, e me lo disse: signora suo marito ha un tumore. Lui, medico, usò un termine meno volgare. Per un attimo non dissi nulla: vidi passare i nostri 50 anni di vita insieme belli giovani pieni di speranze e di ambizioni, poi un pò meno giovani ma ancora pronti ad affrontare gli scogli della vita e poi ho rivisto noi due, anziani, soli, ma non tanto perché ancora insieme e pronti a continuare la traversata della vita. Insieme. Credevo. “Cosa si può fare, dottore?” Lui mi rispose, parlò a lungo, mi spiegò che il tuo tumore, il nostro cancro che ci sta dividendo, non era più trattabile. È un giovane anarchico che non si lascia imbrigliare, un conquistatore di corpi, del tuo. “Dottore, non dica nulla. Ci penso io”. E tutti i giorni mentre ti vedevo lottare contro i dolori provavo a dirti: “Hai un cancro”. Ma quelle parole non le ho mai dette e tu forse non le avresti volute sentire. Noi lo sapevamo, ne sono certa. “Hai un cancro, amore mio. Portami via con te”. Ma è tardi. Te ne sei già andato. Con lui.

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