Mio dolcissimo amore dopo tanti anni è ancora così
G.F.
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“Mio dolcissimo amore...” cominciava così ogni tua lettera, che trovavo a casa ogni sera, dopo averti lasciato, con ancora addosso l’odore del tuo corpo, le guance arrossate per la barba del tuo viso contro il mio, con il sapore dei tuoi baci nella bocca; sul treno, che l’indomani avrei ripreso per tornare da te, ritornava il ricordo della giornata passata (le lezioni all’Università, seguite distrattamente, con il pensiero altrove, i nostri sguardi impazienti, il fresco dell’erba di Piazza dei Miracoli, il nostro pranzo frugale, la corsa affannosa per riuscire a prendere l’ultimo treno della sera, godendo fino all’ultimo istante della gioia di stare insieme). Non c’erano i “telefonini”, allora, e la lettera, che mi scrivevi ogni notte era il modo per stare vicini e continuare ad amarci.
Sono passati tanti anni, troppi (una vita intera) e a volte mi chiami ancora “mio dolcissimo amore” ed io, scherzando ti dico che sei brutto, che non mi piaci, che devo ancora capire come ho fatto e perché a decidere di vivere la mia vita con te, ma sto mentendo; lo so perché ti ho scelto tra tanti, non te l’ho mai detto, ma quando ti abbraccio, ora come allora, mi perdo nella tua dolcezza quieta.
Sono passati tanti anni, troppi (una vita intera) e a volte mi chiami ancora “mio dolcissimo amore” ed io, scherzando ti dico che sei brutto, che non mi piaci, che devo ancora capire come ho fatto e perché a decidere di vivere la mia vita con te, ma sto mentendo; lo so perché ti ho scelto tra tanti, non te l’ho mai detto, ma quando ti abbraccio, ora come allora, mi perdo nella tua dolcezza quieta.
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