Sicurezza
La casa
Valeriana Maspero
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“A che stai pensando?” “Niente” amore, ti rispondevo. E tu sorridevi: “Testolina bizzarra ...” mi chiami ancora così, anche se abbiamo ormai sessant’anni. Nella città in cui vivevamo. Tra sere pantofolaie, mattine di corsa, duomo e metrò, lavoro e secondo lavoro, natale-pasqua-ferragosto. Mutuo, tasse, rate dell’auto. Due mesi di sole soffocante, sei di pioggia e nebbia, e pochi giorni in cui il vento, mago della primavera, spazza la foschia come un sipario, mostrando l’anfiteatro delle Alpi che a due passi da noi si nascondono sempre, pudiche. E non te l’ho mai detto. Che ero triste nella città che tu ami. Che i miei antenati vivevano fra il mare e le fiere montagne di marmo. Che i cromosomi della pietra e della schiuma sono passati anche a tuo figlio, in quel suo strano desiderio di volare, di creare. Che volevo invecchiare nel profumo delle pinete che per chilometri si inchinano alla corte del mare. Non te l’ho mai detto. Solo, una domenica di febbraio ti ho portato a Marina. Ti ho mostrato una casetta. “Ci verrai a vivere?” “Un pò con il mare e un pò nella nebbia con te.” La tristezza affacciata nei tuoi occhi verde-azzurri. “Io lavoro. La città…” dicevi, chinando di lato la testa da vecchio leone. Guardavi la targhetta in ottone con il mio nome, già sulla porta. “Era il caso, testolina bizzarra?” Ti ho indicato in fondo alla strada il mare. Dietro, i monti bianchi nel sole. “Si vedono le Alpi anche qui, amore.” Arricciavi tra il pollice e l’indice la barba ormai biondo-argento. Lo so, ti costerà. Ma presto o tardi verrai nella terra dei pini e del mare, perché mi ami. Questo però non te l’ho ancora detto.
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