Il Tirreno

Livorno

Il treno delle 7,18

Umberto Mottola
Il treno delle 7,18

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Prendevamo il treno che parte da Pistoia delle 7,18. Non so perché, ma l'aria condizionata era regolata sempre troppo alta ed io, che sono freddoloso, anche in piena estate indossavo un giubbetto leggero. Mi piaceva il tuo sorriso, i tuoi capelli scuri. Scendevi a Sesto Fiorentino, io a Zambra. Finalmente un giorno che pioveva a dirotto mi feci coraggio e mi sedetti vicino a te. "Che tempaccio!", esclamai. "Davvero", ribattesti, "questo mese di giugno è molto piovoso" "Dove lavori?", ti chiesi. "Sono ragioniera in una grossa azienda", mi rispondesti. "Io invece lavoro in un supermercato. Mi chiamo Alberto" "Io Elena". Viaggiare insieme a te diventò piacevole. Quando mi dicesti che non avevi il ragazzo si accese in me una speranza. L'aria condizionata così alta non ti dava fastidio, anzi, e mi prendevi in giro che ero troppo freddoloso. Mi piacevi, ma non avevo il coraggio di dirtelo. Aspettavo sempre l'occasione buona. Ma l'occasione buona dovevo crearla io. Questo, però, l'ho capito dopo, troppo tardi. Aspettavo. Aspettavo. Non ti chiesi neanche il numero di cellulare. Venne il mese di agosto e ci salutammo con un bacetto sulle guance. Ci saremmo rivisti dopo le ferie. I primi di settembre ricominciai a prendere il nostro treno ma tu non c'eri. Non ti vidi più. Un pomeriggio di novembre ti incrociai in via Vannucci, a Pistoia; eri a braccetto con un ragazzo. Non mi vedesti, o facesti finta di non vedermi. Maledissi la mia timidezza. Scoprii che c'era un treno alle 7,07 che fermava a Zambra e cominciai a prendere quello. E d'estate non c'era l'aria condizionata al massimo come su quello delle 7,18.

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di Redazione web