Il Tirreno

Livorno

Così il piccolo Elia ha salvato sette vite

Lara Loreti
Così il piccolo Elia ha salvato sette vite

Gli organi del tredicenne morto un mese fa sono stati impiantati con successo

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LIVORNO. Sette anime salvate da un angelo che ha donato se stesso agli altri. E che aveva progettato di aiutare il prossimo donando gli organi, dopo la morte, già a 13 anni. Un pò come nel film di Gabriele Muccino, Sette anime appunto, in cui il protagonista Willy Smith si sacrifica per gli altri, pianificando però la sua morte. Elia Maiorano non voleva morire. Ma su una cosa aveva le idee chiare: voleva donare tutti i suoi organi. E col fratello di 16 anni e con la madre, Cercilia Nieri, scherzava sull'argomento. E diceva: «Io vi supererò, io donerò più organi di voi». Perché il piccolo Maiorano era un bimbo generoso, cresciuto in una famiglia in cui «aiutare gli altri è normale». Il desiderio di Elia si è realizzato: i suoi organi hanno salvato sette vite. I suoi occhi sono andati a illuminare i giorni di due bambini; il fegato è stato diviso in due ed stato impiantato in altri due piccini di 4 e 5 anni. E i reni sono stati assegnati a due ragazzini. Infine c'è il cuore, che batte nel petto di una giovane donna di media statura. È la madre Cecilia a raccontare la storia di suo figlio, strappato alla vita da un aneurisma improvviso, un mese fa a Villamaina (Avellino), ma rinato in qualche modo nelle vite di altre persone sfortunate, che grazie a lui avranno una nuova esistenza. Con gli occhi lucidi e il cuore gonfio, mamma Cecilia mostra la lettera ricevuta dall'Asl Santobono Pausilipon di Napoli, dove il piccolo è morto. La voce tradisce i sentimenti contrastanti di madre trafitta dal dolore per la perdita del figlio, ma orgogliosa di sapere che dalla sua morte emani qualcosa di grandioso. «Elia con il suo dono ha salvato sei bambini - si legge nella lettera dell'Asl - tutti gli organi prelevati sono stati impiantati con successo, e ha permesso ad altri due, forse per la prima volta, di guardare la sua mamma. Il ritrovato sorriso di questi bambini e dei loro genitori rappresenterà la ricompensa del vostro gesto. E la loro eterna e affettuosa riconoscenza colmerà in parte il vuoto lasciato da Elia». La lettera fa anche riferimento alle parole di Giovanni Paolo II nell'Evangelium Vitae: «Al di là dei fatti clamorosi c'è l'eroismo del quotidiano, fatto di piccoli o grandi gesti... Tra questi merita particolare apprezzamento la donazione di organi». Cecilia ricorda gli ultimi momenti di vita del bimbo: «Quando era in coma gli dissi: "Non te lo prometto, ma cercherò di venire a trovarti", cioè di conoscere le persone che ha salvato con il suo dono. So che non sarà possibile per la privacy, ma mi basta sapere che tutto è andato come Elia voleva». Non è tutto. I genitori e i parenti del bimbo hanno aperto un conto corrente dedicato a lui e hanno raccolto 1400 euro, che sono serviti per adottare un bambino a distanza. Cecilia mostra il bollettino e i documenti del sostegno, che è andato a un piccolo dell'Uganda. «Grazie a tutti coloro che ci hanno sostenuto: ci sono state tante piccole grandi offerte - dice la Nieri - E voglio rassicurare i cittadini: i loro soldi sono stati ben spesi». Sabato alle 17 al PalaConsiag di Prato la messa di inizio anno di Comunione e Liberazione sarà dedicata ad Elia. Saranno presenti anche i professori, tra cui il livornese Pierluigi Giovannetti, del gruppo del Cavalieri di Santo Stefano di cui il bimbo faceva parte.

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