Il lutto
Ci sono le ciliegie andiamo al mercato
Barbara Codevico
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Stamani ti sei svegliata presto, ti ho trovato in cucina che avevi già finito di far colazione, mi hai detto “Ci sono già le ciliegie, le ho viste ieri dal fruttivendolo, sono le prime, quelle dure, si potrebbe andare al mercato”. Capisco che non ho possibilità di replica, ti sei alzata con l’idea delle ciliegie. E non mi dispiace, fuori c’è il sole, non fa freddo. Mentre ti vesti sei contenta, prendi la borsa buona e metti un vestito che non ti ho mai visto. Si vede che oggi hai voglia di novità, le ciliegie, il vestito, anche un po’ di rossetto. Ma quando usciamo mi rendo conto che non è solo il tuo aspetto: c’è qualcosa di diverso in te, un’allegria particolare, e quando camminiamo mi tieni il braccio stretto, ti appoggi alla mia spalla come quando eravamo fidanzati. Non ricordo il tuo viso da ragazza, non abbiamo neanche una foto, tutte distrutte con la guerra, ma anche allora ti piacevano le ciliegie. S’andava a prenderle da un contadino che le metteva dentro un foglio di giornale, poi ci sedevamo su un prato e le mangiavamo. Qualche volta ne trovavi due unite dal picciolo, e allora te le mettevi all’orecchio, come pendenti di corallo. Stamani ne abbiamo comprate un bel po’, sono nella busta con le verdure e la frutta. Mentre torniamo, sorridi e guardi le vetrine, mi sembri giovane come un tempo, sarà per questa strana allegria o per il vestito che ti sta così bene. Allora dalla busta prendo due ciliegie con i gambi uniti e te le metto all’orecchio, e tu, sorpresa, ridi. Ecco, ora me lo ricordo com’era il tuo viso da giovane, vorrei baciarti ma ormai sono vecchio, mi vergogno. Ti sposto i capelli dal viso mentre le ciliegie oscillano rosse. Uno di fronte all’altra sembriamo anche noi due ciliegie, legate da un picciolo invisibile che ci tiene appesi a questi ultimi anni.
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