Il Tirreno

Livorno

Aline, lunga gonna nera e camicetta rossa

Francesco
Aline, lunga gonna nera e camicetta rossa

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Aline correva, traccia vermiglia nel caldo baluginante, le trecce saltellanti; le gambe graffiate dagli sterpi. Lo scoppietante rumore la fece girare: Francesco arrivava zigzagando, con quella polverosa moto dagli alti parafanghi.

“Sono qui!” gridò Aline agitando le braccia, rosse le gote sulla pelle dorata. Francesco, con un’ultima sgassata, le fu accanto facendole fare un salto indietro.

“Ma che fifona sei, come se non sapessi guidare...” ridendo faceva l’offeso; cresciuto nell’acqua salata di una città guascona ne aveva tutte le caratteristiche. Aline proveniva da un paese dei Balcani, che non aveva mai conosciuto. Entrambi si sentivano unici nel loro Paradiso; poi tutto si era dissolto. L’aereo arrivò in orario. Francesco era andato nei luoghi di Aline per motivi di lavoro. Decise di visitare il paese dove Aline era nata. Chissà se non l’avrebbe incontrata? Aline era scomparsa. Francesco l’aveva cercata. Nessuno la conosceva e tutti, in quel periodo, parlavano del fatto accaduto nel campo nomadi, del ragazzo ferito e delle famiglie fuggite nella notte. Arrivato a T., Francesco chiese informazioni sul cognome di Aline, ma silenzi e sguardi sospettosi lo fecero desistere. Sentiva di aver osato troppo.

Un giorno gli arrivò uno scritto dietro una foto di una giovane donna con una lunga gonna nera e una camicetta rossa. La donna era girata di spalle, le trecce unite dietro. La testa lasciava intendere uno sguardo rivolto verso un orizzonte lontano: “Esisto ancora, non potrò mai dimenticarti, so che mi hai cercata, non farlo più, il mio destino è altrove. Aline.” Nel silenzio del nostro Paradiso, parole vere erano passate attraverso gli occhi, la pelle, le mani, i corpi giovani. Parole senza suono incapaci di fare cambiare il corso delle nostre vite.

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