Italia
In 150 al Soccorso per ricordare don Antonio Marini
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TRIGESIMO. Don Antonio Marini mentre celebra la liturgia in una foto di dieci anni fa2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Nella chiesa di Nostra Signora del Soccorso oltre 150 fedeli hanno ricordato ieri, nel trigesimo della morte, don Antonio Marini: c'erano i tasselli della storia di uomo e di prete dell'ex responsabile del centro culturale diocesano. Le tante persone che lo hanno conosciuto negli anni da viceparroco a Shangai, nel servizio pastorale a Castell'Anselmo e a Ardenza, esponenti delle varie realtà diocesane, soprattutto i parrocchiani del Soccorso che era sempre stata la sua "casa". Il rito è stato concelebrato dal vicario generale monsignor Ezio Morosi insieme a don Piotr Kownacki, don Andrea Brutto e don Giuseppe Coperchini. A presiederlo un amico fraterno del sacerdote scomparso: frere David (Giovanni Graziani), monaco livornese che vive nella clausura trappista dell'abbazia di Sept Fons in Francia. Il religioso ha messo l'accento sull'ultima parte dell'itinerario umano di don Antonio: i tre anni di calvario vissuti da questo prete morto sessantaquattrenne, che era stato tanto impetuoso e schietto fra gli anni giovanili e l'età adulta quanto poi martoriato dalle malattie. «Don Antonio - ha detto frere David nell'omelia - aveva capito, con le difficoltà normali che tale percorso comporta, le sue angosce e i suoi dubbi, che taluni possono e devono purificarsi più di tanti altri per aiutare tutti ad arrivare in Paradiso. Aveva capito che ciascuno di noi è responsabile del suo prossimo e può aiutarlo con la preghiera e il sacrificio». E ha invitato a imitare don Antonio ad «attraversare con la fede le tenebre della sofferenza e del dolore». M.Z.
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