Gioco
Il caso del Limoncino lacera la maggioranza
Alessandro Guarducci Juna Goti
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Lex cava di Monte La Poggia Nel vertice si consumano le tensioni interne: oggi nuovo tentativo
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LIVORNO. L'affare Limoncino sta lacerando la maggioranza, come dimostra il clima molto teso che ha caratterizzato il vertice andato in scena ieri pomeriggio a cui hanno partecipato Alessandro Cosimi, Giorgio Kutufà, i gruppi consiliari di maggioranza di Comune e Provincia e i segretari dei partiti (ci sono state delle defezioni, ma tutte giustificate). Un vertice che non ha affatto raggiunto l'obiettivo di comporre le diverse posizioni sulla vicenda, tant'è che le forze politiche si sono date appuntamento a questo pomeriggio per fare un nuovo tentativo di "conciliazione" in vista della delicata seduta del consiglio comunale di domani sera: la sensazione è che si tratti di un'impresa disperata. Il summit ha infatti evidenziato le frizioni tra i Dipietristi e gli altri partiti di governo e anche all'interno dello stesso Idv. Clima difficile anche in casa Pd, dove si ha la netta sensazione che si consumino anche tensioni che nulla hanno a che vedere con la questione della discarica. Intanto - dopo la denuncia presentata dai proprietari del sito industriale del Monte La Poggia - il comitato "no discarica" non si arrende. Anzi. "Non abbiamo effettuato alcun blocco - scrivono - perché di fatto la delibera comunale 1305/2010 ha stabilito che la società Bellabarba non può continuare l'attività estrattiva se non nei limiti della realizzazione della discarica". In più, continua la nota, "la strada del Limoncino non è camionabile, non è munita di segnaletica stradale, non è asfaltata nel tratto terminale e quindi il passaggio dei mezzi pesanti solleva polveri. Nessuna autorità interviene, ma la strada non può essere usata per fini industriali". Di qui la decisione di presentare un esposto alla Procura per verificare la correttezza dell'intera operazione Limoncino e, in particolare, l'idoneità della strada che porta all'impianto. La Forestale, interpellata dal comitato, l'ha definita "strada vicinale gestita direttamente dai frontisti con interessi privati". Ma ha anche ricordato che le autorità competenti in materia sono altre.
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