Sicurezza
«Sono martellate giuste»
Cristiano Meoni
L'ex prete spiega il suo gesto: pronto a rifarlo
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LIVORNO. «Sì, ero io quello che venerdì sera prendeva a martellate la porta del centro civico. Volevo sfondarla per farci dentro la festa in caso di pioggia. Ma non ci ho rinunciato. Se pioverà, noi sfonderemo e andremo dentro, lo scriva pure». Pio Gianelli parla come se stesse dicendo una cosa normale. E se obietti che violare una proprietà è un reato, lui risponde allargandosi in un sorriso: «Ma quel centro civico pronto e chiuso da anni ci appartiene...». Venerdì sera i vigili urbani sono arrivati in Corea perchè erano stati avvertiti da un cittadino che un uomo con la barba bianca ed una maglietta verde stava prendendo a mazzolate la porta del nuovo centro civico, sul retro del supermercato Pam. I vigili si sono presentati in via Gobetti, alla festa dei "Musi.. cisti coreani", per identificare Pio Gianelli. Poi è successo il finimondo. Lui li ha mandati a quel paese e loro stavano per arrestarlo. «Mi hanno infilato una manetta, l'altra no, non hanno avuto tempo di farlo». La lunga barba bianca, gli occhietti azzurri e mobilissimi, il polso destro fasciato («mi sono fatto male a spaccare lo specchietto della macchina dei vigili»): l'ex prete non recita il mea culpa. «E' vero, li ho insultati, ma qui in Corea dire certe parole è normale. E poi non sono stati i vigili ad essere aggrediti, ma io». Pio è così. Inforca la vecchia bici e saluta, lasciando la convivente Carmela, («la mia concubina» scherza), insegnante, a srotolare il nastro di una storia iniziata quarant'anni fa. Era il 1969 quando Pio Gianelli arrivò a Livorno dal natio paese di Roncole, comune di Busseto, bassa Parmense: il paese di Giuseppe Verdi. Collaboratore di don Alfredo Nesi, animatore del villagio popolare di Corea, ben presto scoprì l'amore per una donna. E nel 1980, quando dall'unione con Carmela nacque una bambina, Tiluas, la Chiesa lo sospese a divinis. Pio Gianelli scelse di stare vicino alla sua gente da un altro punto di vista. Tiluas adesso ha 30 anni e vive a Ginevra con un giovane della Costa d'Avorio. Nell'89 è nato anche Bernardo, che adesso abita con i genitori e con Tibe - un pastore tedesco femmina con una zampa amputata - in un casolare tra un campo sportivo e la ferrovia: un posto che evoca le canzoni di Bobo Rondelli. Di lui tutti parlano bene, in Corea. «E' un brav'uomo» assicurano alcune anziane che abitano sullo stradello che conduce al casolare. «L'altra sera era un po' alterato, vero. Ma non beve. Al massimo un caffè corretto» giura un amico. «Pio ha aiutato tanta gente, ha trovato le case, il lavoro, ha pagato le bollette. E vive con una pensione di 600 euro!» lo difende il banconiere del baretto di via Gobetti dove ha sede l'associazione fondata da Gianelli nel 2000, l'Aeroc: il nome di Corea letto alla rovescia. «Tutti conosciamo bene la situazione problematica del nostro quartiere - si legge nel manifesto fondativo dell'associazione, fondata nel 2000 - Mancano una biblioteca, spazi di riunione e di ricreazione, iniziative permanenti per la socializzazione e la crescita dei nostri ragazzi». Dagli archivi spuntano gli episodi di una vita trascorsa nelle retrovie con i più deboli, pur senza disdegnare i riflettori. Pio Gianelli legge Pinocchio alla Terrazza Mascagni e manifesta in piazza della Repubblica innalzando un cartello: «Bambini non fatevi accalappiare dal Paese dei Balocchi». Stampa e diffonde un manifesto per invitare i professori a non bocciare i figli dei poveri («fate un gesto di umiltà, incoraggiateli a continuare nella scuola, apritegli un varco nella vita»). Presidia la torre della Peroni per cercare di impedirne la demolizione (inutilmente). E' persino attore, in due film di Paolo Benvenuti, «Tiburzi» e «Il Bacio di Giuda». E quando lo ritiene necessario, sfonda le porte e si prende le denunce. Come venerdì sera. Nel novembre 2002, con dodici famiglie, occupa un palazzo sgomberato in via Gobetti 36. «Questa - spiega - è gente che dorme in auto in baracche o dove capita, padri con figli adulti che non ce l'hanno fatta a reggere un affitto da un milione al mese». E pacatamente argomenta: «E' stata sfondata una casa aperta di 12 appartamenti per approfittare meschinamente di questo Comune di cui facciamo parte». Ancora il Comune. Ieri mattina Pio Gianelli è tornato dal sindaco. «Mi ha detto: tu sei Pio, non sei Dio, non puoi fare quello che ti pare. Ma anche lui non può fare quello che gli pare. Avevano detto: avrete il nuovo centro civico. Sono passati sei anni, la Pam ha aperto, il centro civico no. Due anni fa grazie a un consigliere di circoscrizione ci era stato permesso di fare la festa dentro, quest'anno no. Per questo l'altra sera ho preso il martello».
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