Sicurezza
Landi e Beltramme stanno con Veltroni
lu.dem.
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Marco Susini Di Susini l'intervento più duro contro l'ex sindaco di Roma
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LIVORNO. Gira e rigira, alla fine qualche veltroniano lo trovi. Disposto perfino a differenziarsi quando si tratta di votare. Merce rara di questi tempi: il documento dei 75 - ormai tutti lo chiamano così - ha messo l'ex segretario nella lista dei cattivi o giù di lì. E così, il documento dell'Ufficio politico della federazione, sottoposto alla discussione nella direzione di venerdì sera non ha esitato a bacchettare Walter. In maniera esplicita, definendo «sbagliate nel metodo le prese di posizione politica di una parte consistente dei nostri parlamentari, che potevano e dovevano trovare una giusta cittadinanza nella direzione nazionale del partito» e in maniera indiretta anche nel merito, sostenendo senza tentennamenti la linea di Bersani e la ricerca di alleanze per costituire il "Nuovo Ulivo". Qualcuno che ha detto di no c'è stato. Sergio Landi, dirigente di lungo corso, segretario del Pci negli anni '80, ha votato contro il documento politico proprio per il passaggio tutt'altro che tenero dedicato a Veltroni, mentre Giorgia Beltramme si è astenuta (e con lei altri tre) precisando, in una dichiarazione di voto, di condividere il contenuto del documento promosso dall'ex sindaco di Roma. La mappa di coloro che invece non hanno apprezzato per niente le mosse veltroniane è assai più ampia. Fra questi c'è il segretario Marco Ruggeri, che comunque si è limitato a criticare il metodo, mentre assai più in là è andato Marco Susini, che nel suo intervento ha lanciato strali arrivando a dire che solo chi prenderà le distanze da questa iniziativa potrà prendere il suo voto negli imminenti congressi. Più soft, ma comunque schierato con Bersani, pure il senatore Marco Filippi. Le sofferenze interne al Pd, emerse nella direzione, non riguardano, naturalmente, soltanto le questioni nazionali. Yari De Filicaia, segretario del circolo porto, ad esempio, ha anche lui criticato Veltroni, ma riprendendo pensieri e parole di Adriano Tramonti, intervenuto poco prima di lui, ha lanciato un allarme ben preciso: «Occhio, siamo un partito a cui i giovani non guardano più con interesse, la disaffezione al voto alle ultime regionali in città ne è una prova». Critiche ai meccanismi di confronto sono arrivate da Ugo Boirivant: «Se è vero che fin da dopo il congresso nazionale di un anno fa c'era un patto per distribuire ai bersaniani la federazione e ai filo-Franceschini l'Unione comunale, che senso ha partecipare alla vita del partito e alle riunioni della direzione? Metodi buoni per altri tempi e per altri partiti, non per il Partito democratico». Monica Ria, presidente della Circoscrizione 2, ha difeso le scelte del partito e ha commentato: «Ma quanta gente a questa riunione: sarebbe bene farli più spesso i congressi».
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