Sicurezza
Fischi allo stadio per il parà ucciso - commenta
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Uno scorcio della Curva NordProtagonisti una ventina di ultrà in curva nord. Ma c'è chi porta fiori alla Vannucci
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LIVORNO. Saranno state una quindicina di persone, al massimo venti: stiamo parlando del gruppetto di ultrà amaranto che per qualche istante hanno accompagnato con una bordata di fischi il minuto di raccoglimento in memoria del tenente Alessandro Romani, l'incursore del "Col Moschin" ucciso ieri l'altro in Afghanistan. Questo mentre invece alcuni cittadini, uomini e donne, giovani e anziani, sono andati a testimoniare la propria solidarietà con i paracadutisti della Vannucci, portando anche mazzi di fiori.
L'episodio dei fischi allo stadio - che è stato subito rilanciato dalle agenzie di stampa - è accaduto ieri pomeriggio al Picchi all'inizio della gara di serie B tra la squadra amaranto e il Portogruaro. Va subito sottolineato che quando si sono levati i fischi dal settore della curva nord, il resto dello stadio ha reagito cercando di coprire il rumore facendo scattare un lungo applauso. Alessandro Romani, 36 anni, prestava servizio nel nono reggimento "Col Moschin", nella caserma Vannucci che ospita anche il comando della Brigata Folgore. Il tenente abitava in via Palestro e, pur avendo i genitori e i familiari a Roma, si era bene inserito a Livorno.
Di fronte ai fischi durante il minuto di raccoglimento per la scomparsa del militare, la reazione di Alessandro Cosimi è stata immediata: proprio l'altra sera il sindaco aveva telefonato al comandante del Col Moschin Giuseppe Faraglia per esprimergli la vicinanza della città. Oltre a notare che per «un gruppetto di stupidi abbiamo fatto una figuraccia epocale», Cosimi ha spiegato che chi ha fischiato mentre si ricordava l'ufficiale caduto in Afghanistan «sono persone che non hanno il senso del rispetto della vita umana - dichiara il sindaco - Perchè si può anche non condividere la scelta politica delle missioni di pace ma non si può non rispettare una vita umana. Di un cittadino livornese, oltretutto, che è morto nella convinzione di assolvere il proprio dovere. Io provengo da un'associazione di pace e so perfettamente come si opera e ci si comporta in queste occasioni. Ho parlato col comandante del Col Moschin e gli ho detto che la città è a completa disposizione. La verità è che queste persone devono smettere di fischiare».
Quanto accaduto allo stadio Picchi è stato condannato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ha comunque voluto sottolineare il numero limitato dei protagonisti e l'immediata reazione del pubblico amaranto. Anche il presidente del coordinamento dei club Amaranto, Paolo Venturi, prende decisamente le distanze dall'accaduto. «Altri di noi non sono d'accordo con la missione in Afghanistan - dichiara - ma davanti alla morte di un ragazzo di 36 anni si devono mettere da una parte le proprie convinzioni e stare in silenzio. Non condivido i fischi, si tratta sempre di una persona che tiene alto il nome dell'Italia».
«Mi ha fatto piacere - prosegue - l'applauso che ha coperto i fischi subito dopo. Segno che non la penso così soltanto io. In molti pensiamo che la missione in Afghanistan è sbagliata, ma fischiare non rimedia niente, non fa cambiare idea a chi governa. E fischiare una persona che è morta non è ammissibile».
L'episodio dei fischi allo stadio - che è stato subito rilanciato dalle agenzie di stampa - è accaduto ieri pomeriggio al Picchi all'inizio della gara di serie B tra la squadra amaranto e il Portogruaro. Va subito sottolineato che quando si sono levati i fischi dal settore della curva nord, il resto dello stadio ha reagito cercando di coprire il rumore facendo scattare un lungo applauso. Alessandro Romani, 36 anni, prestava servizio nel nono reggimento "Col Moschin", nella caserma Vannucci che ospita anche il comando della Brigata Folgore. Il tenente abitava in via Palestro e, pur avendo i genitori e i familiari a Roma, si era bene inserito a Livorno.
Di fronte ai fischi durante il minuto di raccoglimento per la scomparsa del militare, la reazione di Alessandro Cosimi è stata immediata: proprio l'altra sera il sindaco aveva telefonato al comandante del Col Moschin Giuseppe Faraglia per esprimergli la vicinanza della città. Oltre a notare che per «un gruppetto di stupidi abbiamo fatto una figuraccia epocale», Cosimi ha spiegato che chi ha fischiato mentre si ricordava l'ufficiale caduto in Afghanistan «sono persone che non hanno il senso del rispetto della vita umana - dichiara il sindaco - Perchè si può anche non condividere la scelta politica delle missioni di pace ma non si può non rispettare una vita umana. Di un cittadino livornese, oltretutto, che è morto nella convinzione di assolvere il proprio dovere. Io provengo da un'associazione di pace e so perfettamente come si opera e ci si comporta in queste occasioni. Ho parlato col comandante del Col Moschin e gli ho detto che la città è a completa disposizione. La verità è che queste persone devono smettere di fischiare».
Quanto accaduto allo stadio Picchi è stato condannato dal ministro della Difesa Ignazio La Russa, che ha comunque voluto sottolineare il numero limitato dei protagonisti e l'immediata reazione del pubblico amaranto. Anche il presidente del coordinamento dei club Amaranto, Paolo Venturi, prende decisamente le distanze dall'accaduto. «Altri di noi non sono d'accordo con la missione in Afghanistan - dichiara - ma davanti alla morte di un ragazzo di 36 anni si devono mettere da una parte le proprie convinzioni e stare in silenzio. Non condivido i fischi, si tratta sempre di una persona che tiene alto il nome dell'Italia».
«Mi ha fatto piacere - prosegue - l'applauso che ha coperto i fischi subito dopo. Segno che non la penso così soltanto io. In molti pensiamo che la missione in Afghanistan è sbagliata, ma fischiare non rimedia niente, non fa cambiare idea a chi governa. E fischiare una persona che è morta non è ammissibile».
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