Il Tirreno

Livorno

SINDACATO

La Cgil contro «Non ci fidiamo dei privati»

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 LIVORNO. «Diciamo no alla discarica del Limoncino. Non perché siamo contro le discariche in generale, ma perché quando si parla di rifiuti ci spaventano gli impianti che non sono pienamente o sufficientemente soggetti al controllo pubblico». Questa volta la bocciatura all'operazione La Poggia non arriva dai manifestanti o dai partiti, ma dal quinto piano del grattacielo della Cgil. Negli anni Novanta, secondo quanto riferito dal segretario provinciale di Funzione Pubblica, Marco Menicucci, per la cava del Canaccini era stato avviato un percorso di risanamento ambientale: "Gran parte dell'area era tornata verde. Poi sono partiti i lavori della discarica. Non amo la politica dei comitati, ma gli abitanti hanno ragione: siti di questo tipo in mezzo ai parchi sono un errore". Il punto, però,! è un altro: "Abbiamo già un'azienda pubblica che si occupa di rifiuti e che paghiamo profumatamente. Perché non coinvolgerla? Questa operazione, pressoché totalmente privata, danneggerà le aziende del territorio". Secondo i vertici della Cgil la strada da seguire sarebbe stata un'altra: formare un'Ati (associazione temporanea di impresa) che comprendesse Aamps o comunque affidarsi a una gestione pubblico-privato come avvenuto per Peccioli e Scapigliato. "La presenza del pubblico - interviene il responsabile del comparto igiene ambientale, Andrea Matteini - dovrebbe garantire un controllo maggiore rispetto ai rischi di infiltrazioni malavitose che purtroppo interessano la Toscana come molte altre regioni". Il rappresentante sottolinea che la vicenda del Limoncino "è solo uno degli effetti della confusione che da tempo regna nel mondo della gestione dei rifiuti". A par! tire dalle urgenze dettate dalla legge 150 dello scorso anno, che prev ede la privatizzazione del 40% delle aziende pubbliche entro pochi mesi. "La Rea di Rosignano - chiarisce Matteini - dovrà essere in parte privatizzata entro il 31 dicembre di quest'anno, l'Aamps entro il prossimo. Poi ci sono l'Asiu di Piombino e L'Esa dell'Elba. Ma che fine faranno? Cosa cambierà per i lavoratori? E le tariffe? Dei percorsi di gara non si sa ancora nulla, mentre nelle sale della politica continua a prevalere la logica del campanile. La proprietà (ovvero i sindaci) non dialogano tra loro e manca un reale coordinamento provinciale nella gestione dei rifiuti. Cosa accadrà quando tutte e 22 le aziende della costa saranno in parte privatizzate? Come garantiremo il controllo degli scarti che entrano nei nostri impianti?". (j.g.)

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