Il Tirreno

Livorno

«Sì al nuovo ospedale, ma non lì»

I membri del Comitato al forum del Tirreno: da sinistra, Delzi, Pritoni e Valenti
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I membri del Comitato al forum del Tirreno: da sinistra, Delzi, Pritoni e Valenti

Il Comitato al sindaco: per il referendum confermi tutti i seggi elettorali

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 LIVORNO. Forum del "Tirreno" coi rappresentanti del Comitato per il referendum abrogativo della delibera comunale che individua in Montenero basso la zona per realizzare il nuovo ospedale. Vi hanno partecipato, per il Comitato, la portavoce Francesca Pritoni, Manuela Delzi e Carlo Valenti e, per la redazione, il capocronista Andrea Lazzeri, il vice-capocronista Alessandro Guarducci e i redattori Roberto Cestari e Luciano De Majo.  Domanda iniziale obbligata: perché, a vostro avviso, non va bene l'area scelta dal Comune per la costruzione del nuovo ospedale?  «Prima di tutto perché si tratta di una scelta fuori dalla pianificazione territoriale complessiva. Prima si definisce il disegno della città, successivamente si collocano le grandi strutture di servizio: qui, invece, si sta facendo il contrario. Poi perché si tratta di un'area di pregio sotto il profilo ambientale e perché non è baricentrica rispetto ai quartieri della città: pensiamo alla grande distanza rispetto ai quartieri nord e alle difficoltà che molte persone, sopratutto gli anziani, avrebbero a raggiungere quella zona coi mezzi di trasporto pubblici».  Però lì ci sono già villa Serena e Pascoli, strutture socio-sanitarie tutt'altro che irrilevanti per la città.  «E' vero, ma il loro impatto è molto differente rispetto a quello di un ospedale. Poi ciò che serve è una diversa integrazione fra i servizi sanitari presenti in città».  Quale alternativa proponete, allora, rispetto a Montenero basso?  «Ad esempio procedere a una ristrutturazione radicale dell'ospedale attuale, nella zona dove si trova adesso. Ma anche l'area che si trova al di là della Variante, vicino alla Porta a terra, potrebbe prestarsi per realizzare la nuova struttura. In quel caso, i soldi per la nuova viabilità, a parte quelli destinati alla messa in sicurezza della Variante, potrebbero essere utilizzati diversamente».  Ma secondo voi c'è bisogno di un ospedale nuovo in città o no?  «Non spetta a noi dirlo. Ci sono i medici, persone più competenti di noi, che possono parlarne con maggiore cognizione di causa».  Al di là delle competenze, voi che cosa ne pensate? Un ospedale nuovo è utile?  «Può esserlo, ma non lì. Noi, raccogliendo le firme per il referendum, abbiamo sentito dai cittadini che ci avvicinavano diverse lamentele per le liste d'attesa per gli esami, molte meno per la struttura ospedaliera. Ecco, ciò che abbiamo percepito è che i livornesi, almeno quelli che abbiamo avuto modo di incontare noi, sono molto affezionati al loro ospedale. E dire che il Comune avrebbe avuto un modo molto diverso per approcciarsi al rapporto coi cittadini: se davvero crede in questo progetto, che problema ha a ritirare la delibera e a confrontarsi nel merito senza il macigno di una scelta compiuta?».  Ma che cosa non vi convince? Avete dubbi sulla credibilità dell'amministrazione o sul contenuto del progetto?  «Chiariamo prima di tutto un punto: noi non siamo nemici dell'amministrazione comunale, ma un gruppo di persone che esprime un dissenso su una questione specifica, cioè l'ubicazione del nuovo ospedale. Diverse cose non vanno, a nostro avviso, nel comportamento del Comune: il materiale illustrativo che è sulla rete civica, ad esempio, secondo noi è insufficiente. Manca una base concreta, ad esempio, sulla questione di cui abbiamo sentito parlare, cioè la possibile attivazione di una stazione ferroviaria a Banditella».  Quindi voi dalla gente avete avuto l'indicazione precisa di puntare a far restare l'ospedale lì dov'è?  «Diciamo che abbiamo sentito molte persone interessate più ad avere buoni medici che ad avere stanze nuove. Poi, ripetiamo che c'è anche l'alternativa della zona al di là della Variante Aurelia. Quando abbiamo incontrato il sindaco, abbiamo avuto impressione che lui non voglia esplorare questa possibilità fino in fondo per non impelagarsi in una trattativa con la Coop, che come è noto è proprietaria di quei terreni. Ma impelagarsi è, in qualche modo, il mestiere di un amministratore, di un sindaco che deve pensare prima di tutto al bene dei cittadini. Che male c'è a portare avanti un confronto con la Coop? Noi, comunque, un merito ce lo prendiamo. Ed è quello di aver aperto un dibattito chiaro con l'amministrazione, davanti a tutta la città».  Sareste disposti ad entrare nelle commissioni che prendono le decisioni sull'ospedale?  «Perché no? Certo, noi siamo persone che fanno altri mestieri e non sappiamo davvero quale valore aggiunto potremmo portare. Però non siamo gente che si tira indietro. L'abbiamo dimostrato raccogliendo le firme per arrivare al referendum».  Ecco, il referendum. Come vi avvicinate a questo appuntamento?  «Intanto con la forza di un risultato che abbiamo raggiunto, e cioè che per la prima volta ci sarà un referendum abrogativo in città. Per noi è la prima vittoria. Siamo stati orgogliosi dei complimenti che ci ha fatto il collegio di garanzia quando ha esaminato la documentazione che abbiamo depositato: ci hanno chiesto addirittura se avevamo un consulente giuridico. Significa che abbiamo fatto un buon lavoro».  Al Comune cosa chiederete?  «L'abbiamo già chiesto: un tavolo sulle regole. E ancora prima, che il sindaco comunichi ufficialmente la data della consultazione».  Cosa significa tavolo sulle regole? Quali regole chiedete all'amministrazione?  «Trasparenza sulle possibilità di informazione e comunicazione ai cittadini, a cominciare dagli spazi per le affissioni e dalle trasmissioni televisive. Poi c'è la questione dei seggi, che per noi è la più importante: noi vogliamo che il Comune decida di insediare lo stesso numero di seggi delle elezioni politiche e amministrative, e nelle stesse sedi. Questa non è una consultazione di serie B: ha la stessa dignità delle altre elezioni».  A proposito di data, avete qualche preferenza?  «Nessuna. Aspettiamo solo che il sindaco la ufficializzi, una volta per tutte. Abbiamo sentito parlare del 21 o del 28 novembre, ma ancora conferme non ce ne sono state. Speravamo in un possibile election-day con le politiche anticipate, per aiutare il raggiungimento del quorum, ma crediamo che ormai sia un'ipotesi sfumata».  Come pensare di finanziare la vostra campagna referendaria?  «Sicuramente lanceremo una grande sottoscrizione, una volta costituito il Comitato per il sì. Poi chiederemo aiuto a tutti i gruppi consiliari del Comune, che hanno fondi destinati a iniziative per la partecipazione».  Anche ai gruppi consiliari di maggioranza?  «Naturalmente. Noi abbiamo sempre invitato tutti i gruppi alle nostre iniziative e abbiamo sempre chiesto a tutti di aiutarci nella raccolta delle firme. Fra l'altro, alla conferenza stampa che abbiamo fatto dopo aver depositato il materiale in Comune era presente anche il capogruppo del Partito democratico Gabriele Cantù. Un gesto di fair play che tutti noi abbiamo apprezzato».  Anche lui ha autenticato le firme raccolte?  «No, questo no».  Quali consiglieri comunali hanno autenticato il maggior numero di firme?  «Sono Marco Cannito, Gianfranco Lamberti e Bruno Tamburini».  Tornando alla campagna referendaria, sarete chiamati a impegni importanti, anche sul piano organizzativo, a partire dall'individuazione di una sede. Le risorse economiche, insomma, vi serviranno.  «Sì, ne siamo coscienti. Possiamo dire che nei giorni scorsi un pensionato ci ha mandato una lettera dicendo che era d'accordo con la nostra battaglia e ci ha inviato 50 euro. Sono i primi soldi che riceviamo. Ci ha fatto molto piacere e ci dà una bella carica per portare avanti il nostro impegno».

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di Redazione web