Il Tirreno

Livorno

La storia di Jerry, una vita sulla strada con la cagnetta Trilly

Pasquale Napolitano
La storia di Jerry, una vita sulla strada con la cagnetta Trilly

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Jerry è un clochard di 34 anni: passeggino e cagnetta di tre anni, gira ogni giorno tra le strade del quartiere Venezia. La mattina una camomilla per colazione, sempre al solito bar, e poi parte a cercare soldi e comprensione. Molti abitanti e commercianti della zona non apprezzano la sua presenza. Altri invece tentano di aiutarlo in ogni modo. Lui arriva da Milano e ha alle spalle un passato non facile.

Si definisce un guardiano delle strade e un dog-sitter. «Papà, quando avevo quindici anni - ricorda Jerry - uccise mia madre picchiandola». Dopo un anno, insieme alla sorella più grande di un anno, Jerry viene portato in un'azienda agricola in provincia di Arezzo. «Mi consigliarono - continua - di non denunciare mio padre, che minacciò di morte sia me che mia sorella». Al padre di Jerry è stata poi data una casa a Milano. Il clochard ha lavorato per un po' di tempo nell'azienda agricola, nonostante «un'allergia e una ferita all'orecchio rimediata sul posto di lavoro. Poi viene arrestato per possesso di droga: «Non era mia - sostiene - ma mi è stata messa in mano e mi hanno condannato». In carcere gli vengono prescritti dei farmaci e Jerry smette di bere. Successivamente si arrangia facendo diversi lavori e a 24 anni tenta il suicidio, dopo aver perso lavoro e casa. Prima di venire a Livorno, finisce a Bologna in un centro d'igiene mentale. Ha ricevuto già due fogli di via, rilasciati di solito a persone pericolose per la società, e si è ritrovato coinvolto in alcuni scontri con le forze dell'ordine.

Adesso aspetta notizie da un processo cui ha partecipato in qualità di testimone: «Hanno accusato un romeno di avermi picchiato - sostiene - ma io so che non è assolutamente vero, non mi ha fatto nulla». Ha bisogno di assumere alcune medicine periodicamente ma non sempre ha i soldi necessari: «Non posso stare senza i miei psicofarmaci». Ovviamente anche trovare qualcosa da mangiare risulta più che difficile. Nei suoi passeggini porta sempre tanta roba e a volte capita che qualcuno gli rubi qualcosa. Non si definisce né violento né pazzo: «Sono solo autolesionista e divento più nervoso quando ho fame. Non sono pericoloso per gli altri ma per me stesso». Considera la sua cagnetta, Trilly, un animale speciale: «Non è mia, ma devo prendermi cura di lei perché i padroni l'hanno abbandonata. In base ai bacini che dà - aggiunge - lancia un messaggio. Uno, ha sonno; due, ha fame; tre, vuole bere; quattro, è spaventata». Jerry ha paura di essere arrestato e cerca disperatamente sua sorella, che è attualmente irreperibile. Ha cercato di lavorare ma non ha le forze necessarie per sosteneri grossi sforzi. Afferma di aver ricevuto spesso molte promesse d'aiuto (ha chiesto la residenza a Livorno da un po' di tempo) ma di «avere il sindaco contro». E sostiene che i centri sociali sono arrivati tardi in suo soccorso. «Io sono un collezionista di abusi - esclama - e più faccio il bravo più mi maltrattano. Non credo mi resti molto da vivere». Loretta, livornese, interviene commossa sulla vicenda: «Essendo un puro di cuore, Jerry dice la verità, non quello che altri vorrebero sentire. Già immagino - aggiunge - i titoli, "morto un altro barbone"».

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