Il Tirreno

Livorno

Inaugurata alla caserma Lustrissmi l’opera dello scultore Cirò

Folgore, una statua ricorda i caduti dell'Afghanistan

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 LIVORNO. Alle 10 il paracadute che copriva "Il soldato di pace" è stato fatto scivolare via e l'opera donata alla Brigata Folgore dallo scultore Andriuolo Cirò in ricordo dei caduti nella missione in Afghanistan è stato inaugurato ieri mattina, nel piazzale della caserma "Lustrissimi".  La statua, un'opera in stile moderno che raffigura un cavaliere medievale stilizzato, resterà sul piazzale, come ha spiegato il generale Federico D'Apuzzo, comandante della Brigata, per ricordare il sacrificio dei commilitoni che hanno dato la vita durante il servizio a tutti i parà che qui si addestreranno per le loro missioni.  La cerimonia, celebrata ad un anno di distanza dall'attentato di Kabul nel quale persero la vita sei paracadutisti, si è svolta di fronte ad una folla commossa di paracadutisti, tra i quali spiccavano anche i generali Rosario Castellano, ex comandante della Brigata, e Marco Bertolini, vice comandante della missione Isaf in Afghanistan, e dei vertici militari cittadini. Ma soprattutto erano presenti i parenti dei paracadutisti caduti: padri, madri, mogli con figlioletti in tenera età. Accolti dal generale D'Apuzzo, sono stati fatto accomodare sulle sedie accanto al monumento prima e poi sotto il tendone dove è stata officiata la messa di suffragio.  E durante la messa, concelebrata dal cappellano militare don Vincenzo Puzzone col parroco di Montenero, don Luca Giustarini, sull'altare c'erano le immagini dei caduti, il tenente Antonio Fortunato, il sergente Roberto Valenti, i caporalmaggiori Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Massimiliano Randino, Giandomenico Pistonami, i caduti di Kabul, cui sono state aggiunte anche quelle del maresciallo Lorenzo D'Auria e del caporalmaggiore Alessandro Di Lisio, anche loro periti in Afghanistan. I loro nomi sono stati chiamati durante la funzione. E ogni volta i parà hanno risposto «Presente!».  «Sono uomini che hanno compiuto il loro dovere fino in fondo - ha detto nell'omelia don Vincenzo - non per distruggere ma per costruire qualcosa di migliore. Che il loro sacrificio sia di esempio a tutti».

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di Redazione web