Sicurezza
La protesta dei mille prof
Anna Cecchini
Maxi-assemblea di tutto il personale della scuola
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LIVORNO. La carica dei mille per difendere la scuola. Ieri mattina all'assemblea indetta da Cgil e Unicobas alla Cassa Edile sono arrivate un migliaio di persone, tra docenti e personale Ata, per dire basta ai tagli con cui il governo sta mettendo in ginocchio l'istruzione.Sono arrabbiati, sconfortati e delusi. Questo si legge nelle parole dei sindacalisiti che aprono l'assemblea, alla quale ha partecipato anche il sindaco.
«Se il governo vuole risolvere la crisi - ha detto Patrizia Villa, segretaria Flc Cgil - deve investire nei giovani e negli studenti, che oggiono senza futuro. Questo è un governo vampiro, si nutre del lavoro di altri. La nostra è una rivendicazione culturale, non solo salariale».
Anche Patrizia Nesti, segretaria Unicobas, sottolinea come «la mobilitazione di oggi (ieri, ndr) è un segno di continuità con il blocco degli scrutini di fine giugno. La scuola non si è addormentata e la protesta va avanti». La forza della protesta è tutta nello sfogo di centinaia di docenti e custodi che, arrivati da tutta la provincia, hanno raccontano le loro storie di lavoratori del mondo della scuola, fatte di tanta buona volontà per contrastare i tagli di fondi e personale. È il caso di Gianni Niccolai, insegnante alla materna Benci, che spiega come nella sua scuola «le famiglie degli alunni sono costrette a comprarsi tutto da sole, a partire dalla carta per le attività didattiche. Invece in un quartiere difficile come il nostro (Ovosodo) la scuola andrebbe difesa». Tante le voci che hanno raccontato di una scuola messa in ginocchio.
C'è la storia di Ilaria Mucci, che ha 29 anni, due lauree, un dottorato di ricerca e pure un master. Eppure è una precaria della scuola, che quest'anno è rimasta senza lavoro. Anche Elisabetta Bini, che insegna alle elementari da 11 anni e adesso è alle Collodi, ha paura per il suo futuro. «Hanno ridotto le ore di compresenza - dice -, così devo lasciare la classe dove insegno e andare a fare 4 ore in un'altra scuola del circolo. Ho paura di perdere il posto di lavoro».
Punta il dito contro lo "spezzatino" dell'orario scolastico anche Anna Della Ragione, maestra alle elementari Benci: «Hanno tagliato il modulo da trenta a 27 ore, da noi sono stati ridotti i progetti per recupero e approfondimento». Si concentra sulla carenza delle ore di sostegno Fiorigia Beveralli, insegnante alle Thouar:«Siccome non ci sono abbbastanza docenti di sostegno, le insegnanti "normali" coprono quelle ore. Si ledono i diritti dei bambini con handicap».
«Se il governo vuole risolvere la crisi - ha detto Patrizia Villa, segretaria Flc Cgil - deve investire nei giovani e negli studenti, che oggiono senza futuro. Questo è un governo vampiro, si nutre del lavoro di altri. La nostra è una rivendicazione culturale, non solo salariale».
Anche Patrizia Nesti, segretaria Unicobas, sottolinea come «la mobilitazione di oggi (ieri, ndr) è un segno di continuità con il blocco degli scrutini di fine giugno. La scuola non si è addormentata e la protesta va avanti». La forza della protesta è tutta nello sfogo di centinaia di docenti e custodi che, arrivati da tutta la provincia, hanno raccontano le loro storie di lavoratori del mondo della scuola, fatte di tanta buona volontà per contrastare i tagli di fondi e personale. È il caso di Gianni Niccolai, insegnante alla materna Benci, che spiega come nella sua scuola «le famiglie degli alunni sono costrette a comprarsi tutto da sole, a partire dalla carta per le attività didattiche. Invece in un quartiere difficile come il nostro (Ovosodo) la scuola andrebbe difesa». Tante le voci che hanno raccontato di una scuola messa in ginocchio.
C'è la storia di Ilaria Mucci, che ha 29 anni, due lauree, un dottorato di ricerca e pure un master. Eppure è una precaria della scuola, che quest'anno è rimasta senza lavoro. Anche Elisabetta Bini, che insegna alle elementari da 11 anni e adesso è alle Collodi, ha paura per il suo futuro. «Hanno ridotto le ore di compresenza - dice -, così devo lasciare la classe dove insegno e andare a fare 4 ore in un'altra scuola del circolo. Ho paura di perdere il posto di lavoro».
Punta il dito contro lo "spezzatino" dell'orario scolastico anche Anna Della Ragione, maestra alle elementari Benci: «Hanno tagliato il modulo da trenta a 27 ore, da noi sono stati ridotti i progetti per recupero e approfondimento». Si concentra sulla carenza delle ore di sostegno Fiorigia Beveralli, insegnante alle Thouar:«Siccome non ci sono abbbastanza docenti di sostegno, le insegnanti "normali" coprono quelle ore. Si ledono i diritti dei bambini con handicap».
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