Italia
Stop alla raccolta delle firme per Bolognesi dopo la candidatura di Tramonti
Ultimatum ai filo-Bersani
Mauro Zucchelli
Il fronte Franceschini: o congresso unitario o salta tutto
3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Il malloppo delle firme a sostegno dell'"anti-candidato" (Adriano Tramonti) c'è già, quelle che dovrebbero far scendere in lizza Marida Bolognesi no. E non è questo l'unico paradosso sul ring del congresso Pd per quanto riguarda il vertice cittadino: basti pensare che la linea di demarcazione non passa più fra filo-Bersani (Tramonti) e filo-Franceschini (Bolognesi) com'era inizialmente ma è principalmente all'interno del fronte bersaniano. Anzi, il più imbufalito per la mossa del giovane segretario del circolo di Salviano è proprio un bersaniano ultradoc come il segretario Marco Ruggeri: prima ha aperto il vertice della federazione a un ufficio politico (anche a costo di rimangiarsi in parte la linea del potere agli under 40), poi cuce l'intesa per un congresso unitario grazie all'accoppiata del bersaniano Di Rocca alla leadership della federazione e la franceschiniana Bolognesi al timone cittadino. Adesso, a quanto è dato sapere, è stata sospesa la raccolta delle firme pro-Bolognesi. Lascia? Al contrario, casomai raddoppia, giurano dal quartier generale "franceschiniano". Lo dicono spiegando che questo segnale non è una resa bensì l'indizio che quel che si è visto finora «non è che la prima fiammella dell'incendio del pagliaio». La battuta di uno dei leader dell'area Franceschini ben rappresenta gli umori del faccia a faccia fra un gruppo di esponenti: ed è efficace perché, come il chewing-gum o le massime zen, si può stiracchiare in centouno interpretazioni. Anche nella sponda filo-Franceschini c'è però un distinguo-chiave: i collaboratori più stretti di Marida Bolognesi confidano che, prima ancora che la minaccia d'una battaglia campale, l'ex parlamentare preferirebbe che si discutesse di un progetto politico anziché della roulette delle candidature. Si scopre però l'acqua calda a dire che esiste un mondo anche al di fuori del perimetro del Pd: 1) c'è all'orizzonte, benché per ora sia solo un fantasma, una possibile campagna elettorale con il coltello fra i denti se la crisi del governo Berlusconi dovesse avere come sbocco le elezioni anticipate; 2) c'è da affrontare una questione spinosa e trasversale come il referendum sull'ospedale a Montenero; 3) c'è da capire come il sindaco risolverà la grana dell'assessorato al sociale senza titolare da metà maggio, il cui mancato rimpiazzo, ultraannunciato ma mai realizzato, ha creato mugugni fra chi opera nella trincea del disagio; 4) c'è da vedere come andrà a finire il delicatissimo toto-candidato all'Autorità portuale, se si vuol evitare il bis del commissariamento di sette anni fa. I filo-Franceschini negano che questo stop alle firme segnali una difficoltà di trovare sostenitori. «Macché, - è la replica - siamo così sicuri di raccoglierle che possiamo congelare per qualche giorno la raccolta di adesioni, visto che il regolamento dà tempo fino al 23 settembre». Non è escluso però che il termine slitti. Ma a che pro le firme nel freezer? Ben difficilmente i filo-Franceschini accetteranno che il bersaniano Di Rocca abbia la strada spianata mentre la loro leader finisce nel tritacarne del tutti contro tutti. Meglio ripartire dall'inizio, e a mani libere. Magari aprendo lo scontro su tutti i fronti con un proprio candidato: anche per il vertice della federazione e in tutte le unioni comunali. Slitterà anche l'agenda dei congressi? Anche qui vige un paradosso: da un lato, la questione torna sulla graticola ad ogni piè sospinto; dall'altro, tanto i promotori del ticket Di Rocca-Bolognesi quanto la fronda filo-Tramonti ripetono che rinviare non è più possibile. A questo punto quel che inchioda le date, insistono tanto gli uni che gli altri, sono le regole del partito. Se saltassero fuori alcuni giorni extra, il segretario Ruggeri metterebbe in pista un tour all'interno dei circoli. Esattamente quello che gli rimprovera la fronda filo-Tramonti (che pure tengono a sottolineare «la lealtà del nostro appoggio a Filippo Di Rocca»): fin qui è mancato il coinvolgimento dei circoli, pure promosso da Bersani nella riorganizzazione interna.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
