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Bce replica al comitato «La fusione va fatta l'ha chiesta Bankitalia»
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La sede della Banca Costa Etrusca 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. E' scontro sul destino della Banca della Costa Etrusca tra favorevoli e contrari alla fusione con il Credito Cooperativo di Chianciano Terme e Sovicille. Per contrastare il progetto di accorpare la "banchina" livornese all'istituto senese è stato costituito un comitato (denominato "Amaranto"). Ma la banca replica, sostenendo che è nell'interesse dei correntisti e dei soci avere un istituto più grande e più solido. E annuncia che incontrerà i soci per convincerli della bontà del progetto di accorpamento: «Non ci sarà perdita di localismo». «Al momento attuale - si legge in una nota della Bce - il piano industriale del progetto di fusione è al vaglio preventivo della Banca d'Italia. Se esso riceverà una valutazione positiva, il consiglio di amministrazione darà avvio al procedimento civilistico, che culminerà nell'assemblea straordinaria dei soci, la cui decisione è sovrana». Perchè venga approvata la fusione è necessario che venga votata da almeno un quinto dei 1400 soci. Ma la Bce non sta sulla difensiva: attacca il comitato sostenendo che «vengono annoverate fra i soci delle persone, promotrici di iniziative e comitati contrari al progetto, che, come l'ex direttore, oltre a non fare più parte dell'organico aziendale, non risultano più far parte neppure della compagine sociale; altre non ne hanno mai fatto parte». Pronta la risposta dell'ex direttore Sergio Rizzato, fra i promotori del comitato: «Sono tuttora socio». Ma la Bce insiste: «La fusione è richiesta dalla Banca d'Italia, che ha definito "necessaria ed improcrastinabile l'assunzione di decisioni risolutive che non possono che concretizzarsi in un'aggregazione con un altro organismo bancario della categoria da realizzarsi in tempi contenuti", disponendo "l'immediata convocazione di una riunione del consiglio di amministrazione per procedere alla definizione, entro l'8 giugno 2010, di un progetto di aggregazione". La Federazione Toscana delle Banche di Credito Cooperativo ha poi collaborato per la individuazione del partner più idoneo, per caratteristiche patrimoniali e dimensioni organizzative, alla realizzazione del progetto». In definitiva, «l'ipotesi di fusione, se approvata dai soci, consentirà alla banca, grazie alle nuove dimensioni ed al mantenimento della natura cooperativa, una maggiore operatività, una offerta più ampia di servizi ed una maggiore possibilità di raccogliere e impiegare denaro sui territori di competenza».
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