Il Tirreno

Livorno

Savi, rapinato due volte «Facciamo qualcosa o ci troveremo col racket»

Sirio Savi
◗
Sirio Savi

3 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. E' sdraiato sul divano di casa con la caviglia destra ingessata, ma sta per alzarsi, prendere le stampelle e farsi portare in uno dei suoi negozi "Savi Shop". Sirio Savi, 56 anni, il commerciante che la scorsa settimana è stato ferito sotto casa da un rapinatore che gli ha sparato alla caviglia per rubargli l'incasso e giovedì ha subito l'ennesimo furto nel grande magazzino di Stagno, spiega che nonostante tutto, «lui non vuole arrendersi e darla vinta a questi delinquenti».  Savi parla della settimana orribile che lo ha colpito, spiegando per prima cosa che non ritiene ci sia alcun collegamento tra i due episodi, anche se avvenuti a breve distanza di tempo: «Chi mi ha sparato era sicuramente italiano, e forse livornese - nota il commerciante - mentre per la spaccata al negozio la polizia, che ha trovato l'auto usata per il colpo abbandonata a Calcinaia, pensa a degli zingari che gravitano in quella zona. Se avessi pensato, anche per un attimo che ci fosse stato un collegamento tra i due fatti - sottolinea Savi - avrei venduto tutto e mi sarei ritirato».  Non c'è collegamento quindi, ma resta il fatto che Sirio Savi è stato pesantemente bersagliato dai delinquenti in pochissimo tempo. «Questo è il segno di una situazione che sta peggiorando sempre di più, e anche la nostra città sta scivolando nel degrado - nota l'imprenditore - ma io e la mia famiglia siamo decisi a non darla vinta a questi delinquenti e andare avanti, anche perché abbiamo 50 dipendenti e dobbiamo pensare anche a loro, ma questo non vuol dire che il problema sicurezza non sia diventato pesante anche da noi».  A questo proposito Savi analizza i due diversi assalti di cui è rimasto vittima, spiegando che il primo lo ha colto di sorpresa, il secondo meno. «Già non mi aspettavo di essere rapinato sotto casa, e meno che mai che quel balordo mi sparasse in una gamba dopo che gli avevo dato i soldi. E comunque - sottolinea Savi - mi chiedo cosa sarebbe accaduto se quel balordo avesse incontrato mio figlio che tornava a sua volta a casa. Poteva succedere una tragedia». E invece sulla spaccata di Stagno, Savi ricorda che avevano già provato il colpo l'anno scorso, ma la cassaforte quella volta aveva resistito, e che due anni fa quattro banditi misero a segno una rapina.  «Almeno ho avuto la soddisfazione di vedere la gente di Stagno che è venuta a portarci la loro solidarietà e a chiederci se potevano fare qualcosa per noi - nota Sirio Savi - e per quello che ci riguarda prenderemo ulteriori contromisure per evitare furti: visto che telecamere e sorveglianza non sono bastate, metteremo del new jersey davanti alle vetrine per proteggerle. Ma alla fine - sottolinea il commerciante - sono spese ulteriori di cui ci dobbiamo fare carico per proseguire il nostro lavoro: sarebbe opportuno che anche lo Satto facesse altrettanto spendendo a sua volta per le forze dell'ordine per aumentare il livello di sicurezza».  E Savi conclude con un ammonimento: «La mia vera paura è che cose di questo genere possano ripetersi, magari non a me, ma ad altri: questi deliquentelli si sentono impuniti e possono diventare più arditi, o magari questo potrebbe richiamare dei delinquenti ancora più feroci - conclude Savi - e in questo modo alla fine ci potremmo ritrovare a fare i conti anche con il racket».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web