Italia
Spinelli: io snobbato dai portuali
Cristiano Meoni
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Aldo Spinelli: la Darsena Toscana è un suo vecchio pallino «Nessuna risposta alla mia offerta su Tdt. L'alleanza con Negri non funzionerà»
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LIVORNO. «Speravo di essere perlomeno considerato, dato che sono undici anni che investo a Livorno». Aldo Spinelli coniuga al passato le sue speranze di entrare in porto dalla porta principale: quel terminal Tdt da lui bramato fin da quando, nel 1999, sbarcò a Livorno per prendere le redini della squadra amaranto. Con una lettera del 3 settembre ha offerto 22 milioni e mezzo per il 50% della società. E' passata una settimana e non ha ricevuto neppure una telefonata. E tutto ciò mentre Compagnia Portuale e Negri sono ormai a un passo dall'accordo che sancirà il subentro del gruppo genovese Gip nel terminal portuale al posto di Contship. «Pazienza, sarà per un'altra volta». Ma Spinelli non rinuncia a dire la sua: «L'alleanza paritetica, al 50%, tra Compagnia Portuale e il mio amico Luigi Negri non funzionerà. Non ha funzionato con Contship e non vedo perchè dovrebbe funzionare dopo, a meno che Negri non faccia comandare i portuali». Riepiloghiamo la sua offerta. «45 milioni per il 100% di Tdt, più 15 per gli investimenti. Ma il presidente della Compagnia Portuale, Raugei, mi ha risposto che è in vendita solo il 50%. Dunque ho formalizzato un'offerta di 22,5 milioni per il 50%. Ad una condizione, però: avere la governance». Ma è proprio il comando che la Compagnia non ha voluto cedere a Contship: perchè dovrebbe comportarsi diversamente con lei? «Io so soltanto che le società al 50% non funzionano. C'è bisogno di uno che governa. E io sono abituato a governare: ho solo un socio ed è mia moglie». Come poteva sperare di entrare in Tdt, se queste sono le premesse? «Mi sarei però aspettato un trattamento diverso, sembra che Spinelli esista solo quando c'è da spendere, mai quando c'è da guadagnare». La Compagnia poi chiedeva un alleato del calibro di Contship, di livello mondiale. «Guardi, questo è un altro errore, Livorno non ha bisogno di partner internazionali. E neppure di un accordo stretto con Genova, dal quale ha soltanto da perdere». Non sono, Livorno e Genova, due porti complementari, con bacini diversi? «No, sono due porti concorrenti. Negri è un mio caro amico, ed è uno dei pochi imprenditori che stimo veramente. Ma, se davvero avrà a disposizione due terminal, prima riempirà di contenitori quello dove ha il 100%, e cioè Genova, e solo dopo l'altro di cui ha solo il 50%, non le pare?» Lei ha già avuto una società con i portuali e non è andata bene. «Vero, io avevo il 60% e loro il 40%, io mettevo il mio lavoro nella società mentre loro se lo portavano all'Intercontainers. Ci siamo separati». Entro pochi giorni la Compagnia Portuale dovrebbe firmare l'accordo con Negri: e se fallisse la trattativa? «Io ci sono, basta che mi chiamino, credo di meritarmi almeno il diritto di essere considerato».
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