Il Tirreno

Livorno

«Ma quella è un'area già ferita»

L’ingegner Paolo Berti
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L’ingegner Paolo Berti

Berti: il verde al posto dello squarcio della cava

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 LIVORNO. «Bisogna sgombrare il campo da un equivoco: la discarica del Limoncino non nasce in una bella foresta da salvare bensì al posto di una cava che è uno squarcio nella collina. Anzi, il progetto può essere il modo di "curarla", ammesso che nell'operatività si segua il progetto con correttezza». Parole dell'ingegner Paolo Berti, prof associato dell'Accademia navale, un curriculum lungo 36 anni nell'ingegneria civile e ambientale, per dieci anni al vertice degli ingegneri toscani e ex membro del Consiglio nazionale dell'Ordine.  Sta di fatto che gli abitanti non sono affatto disposti a digerire la presenza di una discarica che rovinerebbe quella zona: la "loro" zona.  «E' del tutto comprensibile. Ma va detto che quella è una zona già abbastanza rovinata: dalle carte emerge che al presente la cava comporta un transito di 80 camion al giorno, un domani la discarica ne vedrà 15 al giorno».  Il problema non è mica solo l'andirivieni di camion: è la discarica in sé.  «Il progetto dà alla discarica un tempo vita di sette anni, poi è prevista una copertura finale con materiale geotessuto, impermeabilizzazione e uno spessore di un metro di terreno vegetale. Sempre che vengano mantenute queste indicazioni e si rispettino le imposizioni dell'autorità, lì riavremo il verde al posto di uno squarcio nel fianco della collina che si vede anche da lontano».  Ma i codici di rifiuto autorizzati non lasciano tranquilli...  «Questa è una discarica per rifiuti a bassissimo contenuto organico (cioè non mandano cattivo odore), inerti e non pericolosi. Anch'io sono un cittadino prima ancora che un professionista. Direi che le condizioni poste dalle autorità sono stringenti».  Però poi nel momento dell'operatività concreta...  «Non credo che i gestori possano aver voglia di fare i furbi: basta che un controllo rilevi qualcosa di storto e si rischia di finire nel penale, mica scherzi. Anzi, è scritto che i controlli continueranno per 20 anni dopo la chiusura della discarica».  Il fronte del no sottolinea anche di aver notato frane: non è una bella prospettiva quella di veder rotolare tutto a valle.  «Sono stato lì a vedere per capire cosa sta accadendo. Dal quel che ho potuto appurare, ritengo ci si riferisca a scoscendimenti del terreno, peraltro limitati. Roba escavata dalla cava che era stata acculumata lì in modo forse non ottimale. La stabilità geologica dell'area? Non mi sembra ci siano problemi. Anzi, penso che le 2mila tonnellate riservate gratis al Comune possono permettere di avere spazio per aiutare la città a essere più pulita».

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